Migranti, Draghi si gioca tutto in Europa. Lunedì partita decisiva

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Il premier Draghi sa perfettamente che l’immigrazione è un campo minato per la sua maggioranza ed eviterebbe forse molto volentieri di affrontarlo. Ma purtroppo c’è l’attualità ad obbligare il governo a prendere in mano la patata bollente. 

I numeri parlano chiaro: a Pozzallo è in arrivo la nave Sea Eye 4 con 414 migranti a bordo, tra i quali 150 minori, soccorsi nei giorni scorsi nel Mediterraneo. Dall’inizio dell’anno, dalla Tunisia sono state quasi duemila le persone che si sono messe in viaggio per raggiungere le coste italiane. Di queste, meno di 700 sono state rimpatriate. Sono invece 13.359 le persone sbarcate nel 2021 in totale, e solo in 1.277 sono stati rimpatriati.

Draghi quindi ha deciso di affrontare la questione nell’unico modo possibile, ovvero appellandosi al senso di responsabilità e alla cooperazione dell’Unione Europea. Non può fare altrimenti per mediare fra la linea oltranzista della Lega che vuole la stretta sull’immigrazione e accusa la sinistra di aver favorito la ripresa degli sbarchi, e l’ex maggioranza giallorossa che non ne vuole sentire di nuovi bracci di ferro con le Ong.

Ecco allora che il premier si è rivolto all’Europa sollecitando “un cambio di passo” per ciò che riguarda la ricollocazione dei migranti. Draghi si è inoltre impegnato a porre con forza la questione nel Consiglio europeo in programma lunedì, ammettendo senza troppi giri di parole che il tema negli ultimi tempi è passato troppo in sordina.

Va detto che il tema della ricollocazione è vecchio e anche abusato. L’Italia lo ha posto sul tavolo europeo svariate volte, ma in cambio ha sempre ricevuto soltanto disponibilità formali. Si spera che l’autorevolezza e il prestigio europeo del presidente Draghi stavolta possano portare ad una svolta, ovvero ad un impegno concreto da parte degli altri Paesi Ue (mettendo già in conto il No del gruppo di Visegrad).

Intanto il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese sta tentando di “chiudere i rubinetti”, ovvero raggiungere un’intesa con la Tunisia per bloccare le partenze e accelerare i rimpatri. Da parte del governo tunisino è stato confermato l’impegno in direzione di una maggiore flessibilità sulle regole dei rimpatri e l’attivazione di una “linea diretta dedicata” per lo scambio di informazioni sui migranti partiti dalla Tunisia. In cambio Italia e Unione Europea assicureranno alla Tunisia sostegni adeguati per far fronte alla sfide economiche che il Paese sta affrontando, ad iniziare da quella occupazionale che spinge tanti giovani a fuggire per migliorare le proprie condizioni di vita. Il governo italiano conta poi di riprendere una fattiva collaborazione anche con la Libia, ora che si è finalmente insediato un governo di unità nazionale e a fine anno si terranno le elezioni che dovrebbero eleggere un parlamento e un esecutivo nazionali.

Ad ogni modo nel governo l’immigrazione è motivo di forte scontro, con il leader della Lega Matteo Salvini che sbatte in faccia agli alleati ,Pd, Leu ed M5s, l’esempio del premier spagnolo Sanchez, che da socialista ha respinto i migranti provenienti dal Marocco. E’ evidente che Draghi dovrà muoversi con i piedi di piombo su questo terreno, per evitare di compromettere la già flebile tenuta della sua maggioranza, garantita da interessi nazionali ma ostaggio di quelli politici ed elettoralistici dei vari azionisti.

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