Papa Francesco. Nella Chiesa niente destra e sinistra, ma i cattolici sono di destra e sinistra

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“Alla Chiesa serve unità e non divisioni tra destra e sinistra, conservatori e progressisti, bisogna mettere Dio al primo posto”.

Queste parole di papa Francesco, pronunciate nell’omelia della messa celebrata in San Pietro, nella solennità della Pentecoste, introducendo la recita del Regina Caeli, si prestano a due possibili interpretazioni. Una, assolutamente coerente sul piano teologico; l’altra, più esposta e sottoposta a letture storico-politiche.
E’ ovvio che per principio, non ci sono cattolici tradizionalisti, progressisti, ultra-cattolici, cattolici democratici, catto-comunisti, ma solo cattolici (che seguono o non seguono il Vangelo): sono etichette mediatiche, ad uso interno della Curia (per motivare e legittimare troppo spesso, scontri di potere tra Cardinali, prelati, associazioni varie), e a uso esterno, ad esclusiva finalità elettorale, da parte dei partiti, che hanno tutto l’interesse a frammentare il voto “bianco”, ammesso che esista ancora, almeno nelle quantità passate, per spartirselo scientificamente. Recenti studi ne hanno certificato la consistenza: 6 milioni di cattolici doc, e altri 6 di area “incoerente-liquida”. Un bel bottino da valutare, concupire e capitalizzare.

Ma anche se si tratta di definizioni a posteriori, di fatto oggi in Italia e non solo, ci sono oggettivamente cattolici di destra e cattolici di sinistra (quelli di centro, orfani della Dc, sono pochi e ripartiti in piccoli partiti). E’ il risultato storico di idee, posizioni percepite, esternazioni, dichiarazioni di papi, cardinali, istituzioni che parlano a nome e per conto della Chiesa.
In sintesi, è l’eterno bipolarismo tra “cattolici del sociale” e “cattolici della morale”. Fedeli che mettono al primo posto la dottrina; fedeli che considerano il cristianesimo una sorta di Ong sociale, umanitaria, altruista, solidale. Manca la sintesi.

Il pontificato di papa Francesco, pur con intenti autenticamente riformatori, ha accentuato questa divisione, questa spaccatura. Ci riferiamo alla percezione del suo messaggio. Un pontificato tirato per la giacchetta fin da quando è iniziato. Anche a ragione. Plasticamente, di fronte a un papa Benedetto dimissionario, avvertito come conservatore, un papa che comincia la sua mission a Lampedusa, mettendo al centro i migranti (dando l’impressione di trascurare i poveri italiani), ha favorito fin da subito la strumentalizzazione da parte del “partito progressista-laicista” dominante (media, cultura, politica, economica, poteri internazionali). Bisogna capire, e saranno gli storici e gli esperti in futuro a dircelo, se tutta l’azione di Bergoglio, è stata pura strategia pastorale o forte rivoluzione dottrinale.

Certo, lo squilibrio tra gli interventi in direzione dei migranti, delle periferie, dell’ecologia, e quelli che si richiamano alla dottrina su temi etici (aborto, gender, divorzio, matrimoni e adozioni gay, utero in affitto, eutanasia), è evidente. Però, va detto, che quando ha comunicato su questi argomenti, l’ha fatto con la forza di una pietra: “Il gender è un errore della mente, l’aborto è nazismo con i guanti bianchi”.
Un pontificato preferibilmente indirizzato verso i non credenti, trascurando e bacchettando un po’ troppo i già credenti (l’ospedale da campo): una scelta legittima, che ha stravolto molti equilibri interni.

Pesano sulla percezione esterna di papa Francesco, le sue posizioni giudicate ideologiche, sulla corruzione, quasi abbracciando categorie moraliste-giustizialiste politiche (la corruzione, un peccato quasi inemendabile), l’ecologia (Dio perdona, la natura no), da ultimo il totale appiattimento verso i comandamenti del dio vaccino, i comandamenti dello Stato etico sanitario che si sta imponendo nel mondo. Un tema (in linea col nuovo ordine mondiale) che merita ulteriore riflessione, ma che dovrebbe vedere i cattolici schierati in un fronte critico, se non alternativo (senza assumere scelte ideologiche rovesciate, come i No-Vax). Non esiste un solo modo per essere dalla parte dell’uomo, dell’umanità.

In linea con la tradizione della dottrina sociale, invece, la sua produzione; ma sui cattolici in politica, ha ricalcato lo “schema-Ruini”, cattolici presenti in ogni partito, cattolici in politica sì, ma non il partito dei cattolici.
Se il “partito dei cattolici” ricorda la fine non gloriosa della Dc, i “cattolici nei partiti”, è una strategia fallimentare, che non ha portato nessun vantaggio alla sensibilità cattolica in Italia, specialmente considerando l’accelerazione laicista che la sinistra sta imprimendo da anni, dalle unioni civili al Ddl Zan.

Forse la chiave del Bergoglio-pensiero è tutta nella famosa frase che disse “ex-avion” a proposito dei gay: “Chi sono io per giudicare, basta che cercano il Cielo, si comportano bene e non fanno lobby massoniche”. La sinistra ha recepito solo il “chi sono io per giudicare”; la destra la seconda parte. Il mistero di questo papa è tutto qui.

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