Vaccini, parla Giulio Tarro: “Perché non temo la variante indiana”

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E’ allarme nel Regno Unito per la diffusione della temutissima variante indiana che potrebbe dar luogo ad una terza ondata rendendo inutili le vaccinazioni anti-Covid. I dati pubblicati nel report settimanale dal Public Health England, l’agenzia operativa sotto l’egida del ministero della salute britannico che monitora l’andamento del contagio, confermerebbero come la nuova mutazione del coronavirus abbia fatto risalire l’indice Rt sopra l’1. Colpa secondo molti del fatto che gli inglesi abbiano attuato una politica rivolta a vaccinare il maggior numero di persone iniettando a tutti almeno la prima dose e rinviando i richiami. Fatto questo che non avrebbe consentito un’immunizzazione a 360 gradi, tesi che sarebbe confermata dal fatto che la variante indiana avrebbe maggiori difficoltà ad insinuarsi fra chi ha ricevuto le due dosi. Anche il premier italiano Mario Draghi ha lanciato l’allarme, sostenendo che se la variante dovesse prendere piede, la campagna vaccinale potrebbe essere stata inutile. Ne abbiamo parlato con Giulio Tarro, medico, allievo di Alber Sabin l’inventore del vaccino contro la poliomielite, e proclamato miglior virologo dell’anno nel 2018 dall’Associazione internazionale dei migliori professionisti del mondo (IAOTP).

Professore, anche lei pensa che con la variante indiana in agguato i vaccini anti-Covid potrebbero essere stati inutili?

“Per me il problema non si pone proprio. Le varianti esistevano già prima delle vaccinazioni e tutti sanno che i virus di norma cercano di sopravvivere agli anticorpi mutando la sequenza. Ad ogni modo i vaccini attualmente in commercio hanno dimostrato di essere efficaci anche sulle varianti e ne abbiamo avuto prova tanto con i cinesi che con gli indiani. Gli stessi inglesi hanno iniziato le vaccinazioni con la variante inglese già in atto e non hanno avuto problemi. Per altro i vaccini a mRNA messaggero sono prodotti in maniera tale da poter essere rimodulati su ogni tipo di variazione. Quindi mi pare che la situazione non sia così drammatica come si vuole raffigurare”.

Quindi sta dicendo che per stare più sicuri meglio farsi somministrare i vaccini a mRNA?

“In linea di massima sì, proprio perché possono essere facilmente rimodulati sulle mutazioni delle sequenze virali. Come del resto avviene per gli anticorpi monoclonali, tanto è vero che l’organo di controllo farmacologico americano ormai accetta soltanto quelli che funzionano anche contro le varianti. L’anticorpo monoclonale viene prodotto in laboratorio proprio per contrastare il virus in circolazione e questo lo rende perfettamente modificabile in base alla mutazione che sta circolando in quel momento. I vaccini a mRNA seguono lo stesso criterio”.

E’ d’accordo con chi dice che l’errore degli inglesi è stato quello di puntare su una sola dose? Ovvero meglio vaccinare tutti una volta, che metà popolazione con due dosi?

“Non condivido questa impostazione, perché la vaccinazione nel Regno Unito ha funzionato in maniera efficace. Il problema della variante indiana a mio giudizio è facilmente risolvibile al massimo con un altro richiamo. Inutile andare a cercare pecche nella politica vaccinale degli inglesi che è stata impeccabile. Loro sono partiti subito con gli anziani e i soggetti più fragili e in questo modo hanno evitato quello che invece è accaduto da noi con la confusione che c’è stata sulle categorie di età. Non dimentichiamo che le 500 vittime che abbiamo avuto ad inizio anno erano tutti anziani, tanto è vero che quando è arrivato Draghi ha subito restituito la precedenza a chi aveva necessità di essere vaccinato prima degli altri”.

Secondo lei quindi nel Regno Unito non ci sarà nessuna terza ondata? Meglio continuare a vaccinarsi?

“Assolutamente sì, mi pare l’ennesimo caso di allarmismo ingiustificato. Basta fare un richiamo da parte di chi ha avuto la prima dose e il problema è facilmente arginabile”.

Cosa pensa del ricorso presentato da un centinaio di operatori sanitari della Liguria contro l’obbligo vaccinale imposto dal governo con tanto di sanzioni per chi non ottempera?

“Guardi, su questa questione mi sono pronunciato già a febbraio e ho chiaramente dichiarato che, per chi sceglie la professione medica, vaccinarsi diventa un dovere oltre che un esempio per tutti i cittadini. Credo si tratti di una questione etica”.

Non potranno più accusarla come in passato di essere un no vax quindi?

“Mai stato contro le vaccinazioni. sarebbe contro la mia storia. Non sono d’accordo ad imporre un obbligo, ma questo è un altro discorso”.

Quindi qual è la sua posizione in merito?

“Sì alla vaccinazione ma senza obblighi, e sono contrario a vaccinare gli adolescenti fino al compimento dei diciotto anni perché penso sia inutile far vaccinare categorie cui il Covid non cagionerebbe alcun danno. Poi come ho sempre detto i vaccini vanno somministrati a chi ne ha davvero bisogno, ovvero alle categorie fragili, quelle a cui il virus potrebbe arrecare seri danni; per tutte le altre ritengo siano superflue. Ovviamente dopo i diciotto anni ognuno deve essere lasciato libero di decidere. L’obbligatorietà la riserverei in casi eccezionali”.

Diversi suoi colleghi si oppongono all’obbligo vaccinale sostenendo che i vaccini anti-Covid non sarebbero sicuri in quanto sperimentali. Lei cosa risponde?

“Inizialmente aveva senso essere scettici e porsi degli interrogativi come ho fatto anche io, ma adesso abbiamo avuto la prova che i vaccini funzionano, ce lo hanno dimostrato gli inglesi e gli americani. Dove c’è stata una vaccinazione su larga scala la gente ha smesso anche di indossare le mascherine, in Texas sono addirittura vietate. Nel campo scientifico contano i dati e le risultanze, e queste ci hanno confermato che certe legittime paure iniziali erano in larga parte infondate”.

Ma lei si è vaccinato?

“No, non mi sono ancora vaccinato pur rientrando in tre piattaforme che mi renderebbero privilegiato. In primo luogo l’età, in secondo il fatto che sono medico e in terzo luogo che sono un giornalista”.

E perché non lo ha ancora fatto?

“Perché non ho una necessità particolare, pur avendo dichiarato già a febbraio che non ho nessun problema a vaccinarmi. Non mi hanno ancora chiamato e non mi piace essere un privilegiato. Preferisco rispettare l’iter come ha fatto il Capo dello Stato che ci ha dato un esempio. C’è chi ha più bisogno di me, io posso aspettare”.

Ha preferenze particolari per il vaccino?

“Sceglierei Johnson & Johnson che considero il più tradizionale e per giunta prevede una sola dose”.

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