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190 miliardi e non sapere che farci: con questa PA non riusciremo mai a spenderli

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190 miliardi tutti per noi, 25 dei quali in arrivo già a metà luglio: il Piano nazionale di ripresa e resilienza è realtà, dopo verifiche e controverifiche l’Europa sta finalmente mantenendo le promesse inondando l’Italia del denaro necessario a far ripartire l’economia e uscire dopo vent’anni dalle secche della crescita sotto zero. Tutto bene dunque? Proprio per niente, perché ci siamo appena resi conto che se abbiamo i soldi ci manca la gente in grado di spenderli.

Gli ultimi dati sulla Pubblica Amministrazione italiana, diffusi oggi all’apertura di Forum PA 2021, la manifestazione che fino al 25 giugno ospiterà 200 eventi online dedicati agli obiettivi del PNRR, sono impietosi, anzi diciamo pure pietosi. Nel 2021 i dipendenti pubblici risultano essere 3,2 milioni, il numero più basso degli ultimi vent’anni, destinato a calare ancora visto che quest’anno sono previsti 300mila pensionamenti a fronte di 119 assunzioni previste. Ormai il numero dei pensionati della PA (oltre 3 milioni) si avvia a superare quello dei dipendenti attivi. Qualcuno potrebbe sostenere che 3 milioni è comunque un numero importante, ma basta fare un confronto con le altre economie avanzate (Francia, Germania, Spagna, persino il Regno Unito) per rendersi conto che i dipendenti pubblici in Italia sono pochi.

E non abbiamo neanche la consolazione di poter dire che sono pochi ma buoni. Purtroppo pure i numeri sui dipendenti in servizio sono da mani nei capelli; secondo gli ultimi dati diffusi dall’Aran (l’agenzia che rappresenta la PA nella contrattazione pubblica dei contratti di lavoro) gli statali non solo sono mediamente anziani (l’età media del personale in servizio supera i 50 anni) ma pure poco istruiti (ben il 59% di loro ha al massimo un diploma di scuola superiore mentre appena il 3% ha conseguito un titolo post laurea o un dottorato).

E queste sono le persone che dovrebbero realizzare i progetti che Bruxelles di chiede di realizzare in cambio dei finanziamenti. Dell’emergenza si è accorto un uomo avveduto come il ministro dell’Economia Daniele Franco, che ieri ha ricordato come si sia deciso di “rafforzare le strutture tecniche e amministrative di tutte le filiere che si occuperanno del Recovery Plan”. Per la verità già nei mesi scorsi il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta aveva provato a correre ai ripari indicendo concorsi per attirare giovani talenti nella PA, soprattutto al Sud, ma i bassi stipendi di partenza (contrariamente a quel che si pensa i dipendenti pubblici italiani sono i meno pagati dell’Europa occidentale) e il fatto che si concorresse per contratti a tempo determinato non ha esattamente scatenato gli entusiasmi dei giovani ingegneri, architetti e informatici che si sta disperatamente cercando.

La soluzione: investire una parte del PNRR proprio per gli uomini e le donne che dovranno farlo fruttare al meglio: ben 1,7 miliardi di euro andranno investiti nel miglioramento della capacità amministrativa delle PA centrali e locali, mentre altri 6 miliardi serviranno per digitalizzarne le attività, offrendo finalmente ai cittadini dei servizi che oggi richiedono ancora ore di fila allo sportello e decine di pagine cartacee da compilare. E già quello, anche senza contare le faraoniche opere da realizzare coi 190 miliardi, sarebbe un buon inizio per il cittadino italiano.

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