Calcio. Prima della partita con l’Austria non si inginocchi nessuno

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Quanta ipocrisia per un solo campo da gioco. Scandalo: sei azzurri non si sono inginocchiati prima della partita col Galles. Cosa succede, i calciatori sono diventati razzisti? Ovviamente, da domenica è partita sulle pagine dei giornali, a suon di dichiarazioni pubbliche, una gara a mandare messaggi in codice.

Prima ipocrisia. Messaggi in codice, non strali, riprovazioni ideologiche, accuse, minacce, inviti a stanarli, ad approfondire le ragioni dell’inconcepibile strappo; perché trattandosi di giocatori-eroi, impegnati a vincere l’europeo, l’argomento “deve essere” trattato con i guanti di velluto. Politici, intellettuali, studiosi e tuttologi via etere, se ne sono guardati bene dal pubblicare liste di proscrizione, mettendo all’indice i calciatori che non hanno aderito a questo stucchevole, retorico, rito buonista, e molto americano, o italiano in salsa Barbara D’Urso.
Se toccano il calcio, al momento vincente, muoiono. Turberebbe la narrazione epica, da riscatto gioioso e ludico dopo il lockdown; non funzionerebbe più come diversivo di massa, rispetto alle scelte e alle imposizioni che, al contrario, stanno condizionando gravemente la nostra vita e che meriterebbero maggiore attenzione e non colpevole superficialità da parte di tutti.

Lo stesso Letta, pur condannando chi non si è inginocchiato, c’è andato leggero: “Vorrei fare un appello ai nostri giocatori, che si inginocchino tutti. Se si mettono d’accordo sugli schemi di gioco possono farlo anche su questo”. Pensate se a disobbedire al politicamente corretto, fosse stato un politico di centro-destra, un ministro o una piazza piena di gente.

Seconda ipocrisia. Le risposte della federazione. Avrebbe tanti argomenti per replicare a una politica religiosa da pensiero unico. Invece sceglie sempre il neutralismo sportivo, come se i giocatori non siano pure cittadini (“Siamo contro ogni forma di razzismo, ma non essendoci una direttiva Uefa, la squadra è libera di comportarsi secondo coscienza”). Un tecnicismo debole e un atteggiamento evasivo, smentito dall’impianto mediatico che sta riversando fiumi di servizi, dove si esaltano proprio le virtù civiche, culturali, scolastiche, religiose e familiari dei giocatori, come Locatelli (credente, studioso), Chiesa (parla in inglese perfetto), Pessina (ama il latino), Raspadori (universitario), Sirigu (accanito lettore di libri), Chiellini (ultra laureato) etc.
Domanda: perché siamo arrivati a tanto? Una società disumana nei fatti, nei comportamenti, che però si accontenta solo di atti formali e simbolici che non servono a nulla.
I fautori dell’inginocchiamento collettivo e universale perché non l’hanno chiesto per Saman, Desiree Mariottini, Pamela Mastropietro o per il giovane attivista pro-Trump ucciso dai neri negli Usa, o per alcuni agenti di polizia, feriti gravemente sempre da insorti di colore nel nome di Floyd, che nella notte hanno addirittura manifestato sotto l’ospedale, al grido “dovete morire”? Forse perché sono stati orrori, uccisioni, stupri, femminicidi, agguati, non in linea con i dogmi del laicismo progressista e la demagogia di sinistra? Perché avrebbero evidenziato il nesso evidente tra droga-immigrazione e culture altre? Smentite ufficiali della vulgata inclusiva, accogliente, libertaria e cosmopolita?
Ha ragione Salvini: “E’ roba da radical-chic”. In malafede.

Allora prima della partita con l’Austria, i nostri calciatori diano una risposta autentica, controcorrente, un segnale agli ipocriti: non si inginocchi nessuno, non si genuflettano al dio-ipocrisia.

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