Ddl Zan. Non sarà approvato per l’az“zan”nata di Renzi (lo scrutinio segreto)

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Libera Chiesa in libero Stato. Il tema sta tutto in quell’”in”. Tradotto: la Chiesa è libera di amministrare sé stessa, esercitare il suo magistero, insegnare religione, ma “dentro” lo Stato, che comanda. Infatti, la definizione scelta da Cavour non fu a caso: non è stata “libera Chiesa e libero Stato”. Se fosse passato tale concetto, sarebbe stata tutta un’altra cosa.

La questione romana, la presa di Porta Pia, il non-expedit (il divieto ai cattolici di partecipare alla vita pubblica), nella storia hanno pesato come macigni. Finché lo Stato risorgimentale, “usurpatore”, “massonico”, anticlericale, ha fatto il Concordato, prima con Mussolini, poi con Craxi. Salvando capra e cavoli. E i cattolici gradualmente (dal Ppi alla Dc) sono diventati determinanti per le nostre istituzioni democratiche. Oggi, invece, sono assolutamente minoritari e marginali: sparito il partito unico dei cattolici, la formula “i cattolici nei partiti” non ha funzionato.
Morale, la definizione coniata da Cavour continua a suscitare dubbi e provocare ambiguità e lacerazioni nei rapporti tra Stato e Vaticano e nella regolamentazione delle materie oggetto della dottrina cattolica. Specialmente ad opera di chi è in malafede.

Veniamo alla cronaca. Il Vaticano, come noto, ha attivato i propri canali diplomatici per chiedere formalmente al governo di modificare il Ddl Zan, il disegno di legge contro l’omotransfobia. Secondo la nota consegnata da monsignor Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati in Vaticano, la legge violerebbe l’accordo di revisione del Concordato. I rilievi sul Ddl Zan a questo punto sono diventati formali e sostanziali (non più legati a singoli pronunciamenti di cardinali o della Cei): il timore è la limitazione della libertà di espressione assicurata alla Chiesa e la giornata prevista nelle scuole contro l’omotransfobia.
Apriti cielo. E’ scoppiata una nuova guerra di religione che ha infastidito non poco Zan, la sinistra, i grillini, e la comunità Lgbt.

E se c’è qualcuno che vuole cogliere l’occasione per rivedere lo stesso Concordato (l’anima giacobina è sempre presente e attiva), parlando di inammissibile ingerenza da parte della Chiesa (ad esempio, Fico, Leu), Draghi, intervenendo alla Camera, ha ribadito che l’Italia è uno stato laico e non confessionale, ribadendo categorie ovvie ottocentesche. E che il parlamento è sovrano. Frase che i pro-Ddl Zan hanno ritenuto un invito ad accelerare l’iter di approvazione del provvedimento in Senato. Dimenticando le obiezioni trasversali e, piccolo particolare, che la legge in questione è stata approvata alla Camera da un’altra maggioranza. Che ora è cambiata.

Il punto è: l’Italia è uno Stato laico o laicista? La tutela della libertà religiosa, concepita da Cavour, è ancora quella, o negli ultimi decenni è diventata la promozione attiva dell’ateismo di Stato, spacciato per libertà?
Una valutazione che non viene, come sarebbe normale aspettarselo dal centro-destra, ma da Renzi, eterna spina nel fianco di ogni gioco di Palazzo.
E pure adesso, si appresta a giocare la carta del rompiscatole degli equilibri precostituiti. Ruolo che gli è perfettamente riuscito, contribuendo a impedire prima il ritorno al potere di Salvini, poi a far cadere Conte.
Renzi ha menato duro: “Il Ddl Zan mina le regole della matematica. Il rischio è che venga cassato in Aula a scrutinio segreto”.

Lui, molto furbescamente, sa di parlare all’anima cattolica del Pd, in fibrillazione, come importanti esponenti del mondo femminista che non condividono l’impostazione ideologica del Ddl. Renzi ha saputo mettere il piede su una evidente contraddizione della sinistra e dei grillini: “Questo è il risultato della politica degli influencer, che a forza di inseguire i like di Fedez finiscono per smarrirsi”.
Come dire, da anni la sinistra è diventata mediatica, ha scelto i diritti civili e ha abbandonato i diritti sociali ed economici.
Peccato che proprio lui, con le unioni civili, abbia inaugurato questa stagione rosé. Ma la memoria non è un dono che la politica possiede.

L’invito del leader di Italia viva è, comunque, di arrivare a un patto tra guelfi e ghibellini, venirsi incontro, giungere a una mediazione, evitando che il provvedimento resti appunto “uno stendardo laicista”.
Postura condivisa dal Vaticano e dal mondo cattolico. Anche il centro-destra (e alla fine pure la Lega) se ne farà una ragione.

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