Il corpo del vento, è la terza raccolta di poesie pubblicata da Leandro Di Donato dopo Parole dei miei giorni, apparsa nel 1978, e Le strade bianche, uscita nel 2006.
I lunghi intervalli tra una pubblicazione e l’altra evidenziano il modus operandi dell’autore caratterizzato dal rispetto e dall’attenzione riservata alla parola poetica. Un contatto con il lettore che scaturisce solo quando il messaggio diventa indispensabile ed importante da fissare nel tempo e condividere. Il libro essenza quasi sacra e immutabile di un fluire di emozioni che trovano solo lì la loro ragion d’essere .
Con Il corpo del vento vi è un continuum con i suoi temi d’esordio: la memoria, la testimonianza, la riflessione, l’utilità e il valore della poesia, le radici, il paese, l’attesa e la disillusione, l’amore, l’amicizia, il logorio del tempo che passa…
Lo stile anche quando si abbandona ad eccessi lirici torna sovente alla ragione senza perdere spunti altamente evocativi.
Leandro Di Donato è uno dei pochissimi poeti contemporanei nella cui opera si può ancora rintracciare un forte impegno civile. Al centro ci sono gli “altri” che vivono ed amano come creature concrete a cui il poeta dà voce.
Fedele all’eredità lasciata da figure come Pasolini, Roversi, Scalia e Fortini che orbitavano intorno alla mitica rivista «Officina» e a cui si deve la figura del “poeta nel mondo” che vede nella cultura la forza trainante del cambiamento sociale.
Di Donato con questa sua ultima raccolta continua (per fortuna) su questa strada dove la poesia, l’etica e l’impegno si fondono. In, Biografia, la poesia che apre l’omonima sezione nel Corpo del Vento ne abbiamo subito un lampante esempio:
Ho cercato parole come pani,
ho accarezzato idee come corpi,
ho cercato verità scalando catene di mani.
Ho attraversato ferite
e scalato rughe.
Ho piantato bandiere e canzoni
per incidere il tempo e la terra.
Ho stivato nei giorni i raccolti dei voli
e nei libri i calendari delle sconfitte.
Ho visitato volti grandi come continenti
e camminato dentro vite strette come vicoli.
Dentro giri di vento e di tempo,
profili di nuvole e volti,
continuano a rincorrersi
i perché inesausti
di domande tenaci
e i versi di un canto mai finito.



