Conte, altro che Grillo. Fai un partito repubblicano. Altrimenti finirai come Fini contro Silvio

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Siamo alle solite. Ritorna la diatriba che fu tra Fini e Berlusconi, ossia tra chi voleva il partito unico e poi voleva continuare a fare il sultano. Oggi Grillo chiama Conte e gli dice di cambiare quello che c’è da cambiare nel Movimento mentre nello statuto vorrebbe continuare ad avere quei poteri che sono incompatibili con un soggetto politico democratico, dove il garante fa il garante e il capo politico ha spazi di manovra sufficienti per esercitare appieno le sue funzioni.

Conte non deve indugiare e deve partire con il nuovo Movimento che non dovrà essere personale ma dovrà dotarsi di uno statuto che preveda una democrazia diretta per la parte leggera, mentre per la parte pesante una formazione e una selezione della classe dirigente; mettendo al centro la competenza e alcuni valori perduti sia dalla destra che dalla sinistra. Giustizia sociale, legalità, certezza della pena, lotta vera alle mafie, alla corruzione, all’evasione e all’elusione fiscale e una democrazia diretta.

Un movimento che sia tra il pesante o elefante e il leggero o gazzella. Repubblicano, plurale, non connotato ideologicamente, europeista e critico nei confronti del neoliberismo. La politica delle alleanze è un altro aspetto ma secondario rispetto alla natura del nuovo soggetto che non dovrà collocarsi in un’area politica. Sono i valori il punto di riferimento, non la casacca.

È da oltre un decennio che assistiamo a governi in cui vi sono forze alternative se non incompatibili tra di loro che si uniscono per esecutivi di salute nazionale, di unità nazione o salvezza nazionale. Dal governo Monti al governo Draghi. Ma questo accade anche in altri paesi europei come ad esempio la Germania.
Il M5S ha governato con la Lega, con il PD, con Italia Viva e con Forza Italia. La Lega con il M5S, con il PD, con Italia Viva e con Leu. Forza Italia con il PD, con il M5S, Leu e Italia Viva.

Solo FdI ha scelto la coerenza tattica di stare all’opposizione godendo di un consenso di sottrazione a scapito della Lega e delle scelte suicide di Salvini, scelta però deficitaria se parliamo di classe dirigente e di qualità nel territorio frutto di campagne acquisti senza alcuna seria selezione. E questo aspetto il partito della Meloni lo pagherà a media-lunga scadenza.
Proprio per questo quadro politico privo di qualità, Giuseppe Conte dovrebbe partire al più presto con questa nuova creatura perché lo spazio politico c’è, sia tra gli elettori moderati insoddisfatti e parcheggiati in altri partiti ma soprattuto nella vasta area dell’astensione.

Amedeo Giustini

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