Ddl Zan. Il duello Fedez-Renzi è lo specchio di una politica defunta

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Lo scontro tra Fedez e Renzi, sul Ddl Zan, oltre alle inevitabili ricadute politiche, richiama direttamente il livello, la qualità o lo scadimento dell’attuale comunicazione politica.
Da anni ormai, l’opinione pubblica si forma e si informa sulla rete. Ogni giorno in Italia 20 milioni navigano su Internet, si esprimono con i social, a fronte di un solo milione e rotti di quelli che ancora leggono le notizie sui giornali cartacei. Il resto segue passivamente la tv, nell’inflazione quotidiana di messaggi indotti e filtrati, che ha creato il noto fenomeno dell’“effetto-overdose”. Per cui, “meglio stordirsi, distrarsi che capire, approfondire, reagire”.

Un effetto smentito solo dalla gestione mediatica della pandemia, che spaventando tutti sull’unico valore rimasto importante (la sopravvivenza pure fisiologica, non importa), ha irregimentato la maggioranza degli italiani. Un milione e 200mila nostri concittadini, fedeli ai giornali in edicola che, tra l’altro, legittimano una casta giornalistica, vecchia (per schemi interpretativi della realtà) e arrogante (per postura professionale), ma onnipresente nei panel; che continua a parlare, pontificare, come se fosse ispirata da Dio e, invece, non rappresenta più nulla.
Dall’altra parte, abbiamo la pancia del paese, la parte peggiore che vede solo odio, rancore, sangue, rivalsa, ideologismi, lotta di classe individuale (basata sull’invidia sociale, altro che rinnovamento o moralizzazione della politica). E vede solo nemici da abbattere.
Insomma, il “bipolarismo delle fake news”. Fake news di regime vs fake news del popolino. Con in mezzo, qualche barlume di residuale, rara verità e di obiettività.

Renzi è figlio della moderna comunicazione politica. Quella post-berlusconiana, un po’ leaderistica, un po’ populista. Fedez è l’ultimo prodotto del mercato, che sancisce un ulteriore passaggio: il mix tra finalità commerciali e messaggi marketing.
E infatti, lo scontro tra i due “protagonisti”, è stato inevitabile: lettori-elettori vs follower-consumatori. Il tema dei diritti civili solo un pretesto. Per il capo di Iv, lo scopo è sparigliare le carte, distinguere il suo brand, rovinare i giochi a Letta, dopo averli rovinati a Conte. Per il cantante, è indirizzare i suoi amici a una visibilità, sempre maggiore, preparatrice di altre e nuove offerte personali (modello-musica, o lacca per unghie maschili).

Renzi è stato esplicito: “Chi crede in noi sa ancora riconoscere la differenza tra politici e influencer”. Fedez in precedenza, aveva picchiato duro: “Stai sereno Matteo, oggi c’è la partita, Perché voler mettere in discussione una legge che tu stesso hai votato? A Renzi, o all’ego di Renzi dico: visto che si vuole fregiare di essere un paladino dei diritti, faccia votare i suoi senatori il Ddl Zan. Potrebbe riscattarsi, dopo aver fatto l’elogio dell’Arabia Saudita, che non è proprio un esempio sui diritti”.
Un duello che di contenuti ha poco niente. Unicamente l’asse “amico-nemico”. Il problema vero è una politica che segue sondaggi e like.
E’ quel populismo che Renzi disprezza e che è la cifra oggi della comunicazione che porta consenso e voti. E che lui stesso di fatto esprime.
Populismo, tanto per ridare un ordine concettuale, vuol dire rivolgersi direttamente al popolo, saltando le mediazioni istituzionali (giornali, agenzie, esperti, studiosi, partiti etc), e semplificare il linguaggio politico. Non è negativo di per sé. Dipende dai contenuti che si trasmettono.

Il flop dei grillini, ad esempio, è che il loro essere anti-casta, l’aver esaltato “l’uno vale uno”, non l’hanno circoscritto a una fase alternativa al sistema, cui avrebbe dovuto seguire la costruzione di una nuova élite. Sono rimasti alla pura contrapposizione, dando spazio a ogni incompetente di turno, senza preparare una nuova classe dirigente.
L’Italia e non solo, ha bisogno di élites, non di caste che ne rappresentano la putrefazione e la parodia. Anche perché poi, le caste storicamente, finiscono per massacrarsi tra loro.
Anche il mondo Lgbt è una casta, con sponsor, interessi economici, strategie di penetrazione nel mondo della cultura, nella tv, nelle scuole, nella politica, nella società.
Provate a toccarla e reagirà come qualsiasi regime assolutista minacciato. Pensiamo alla sorte di Scalfarotto, reo, da gay dichiarato, di aver proposto una mediazione sul Ddl Zan a una sinistra, cieca, sorda, ideologica e giacobina.
Insulti, minacce di morte, gogna. Provenienti proprio da quel mondo che si straccia le vesti per la libertà, i diritti, la non discriminazione.

Questo è il virus giacobino del laicismo, del pensiero radical, liberal. Il vero razzismo moderno. Robespierre in fondo, docet. Chi di ghigliottina colpisce, di ghigliottina perisce. Il Terrore fu l’approdo inevitabile del totalitarismo democratico, che nel nome di “liberté-egalitè-fraternitè”, ha compiuto il primo genocidio di massa (220mila vandeani trucidati, colpevoli di non accettare le imposizioni ideologiche di Parigi). Non assomiglia alla guerra che quotidianamente assistiamo nella rete? Sperando che da virtuale non diventi anche una guerra reale.

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