Michel, Von der Leyen e lo strano tifo europeo a favore dell’Italia

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Ma la finale degli Europei è Italia-Inghilterra o UE-Brexit? A leggere le dichiarazioni arrivate in questi giorni dai vertici delle istituzioni continentali pare che i nostri possano contare sul sostegno di mezza Bruxelles, che pure con l’Italia un po’ dovrebbe avercela visto che i ragazzi di Mancini hanno mandato a casa il favoritissimo Belgio. Eppure è proprio l’ex primo ministro belga e attuale presidente del Consiglio europeo Charles Michel ad affermare che domenica “sosterrà gli italiani” e farà il tifo “con forza per la squadra azzurra”. E la presidente della Commissione Ue, la tedesca Ursula von der leyen, rincara la dose dicendo che “il suo cuore” è con la nostra nazionale. Non parliamo poi della Commissaria UE alla concorrenza Margrethe Vestager, che è danese e certo non deve essere stata contenta di vedere i suoi connazionali perdere la semifinale per un rigore dubbio mentre il premier inglese si sbracciava in tribuna in maglietta come un hooligan qualsiasi. Persino il team tutto francese del commissario al Mercato interno Henry Breton si dispiace di non poter tifare Italia dal fischio d’inizio perché saranno in aereo di ritorno da una missione in Senegal.

In fondo è comprensibile: c’è un certo fastidio nei confronti dell’Inghilterra che, dopo oltre mezzo secolo di fallimenti calcistici più o meno clamorosi, arriva alla sua prima finale del trofeo continentale subito dopo aver sancito la sua uscita dall’Europa. Che la perfida Albione vinca proprio quest’anno sembra una beffa, un’onta da evitare anche a costo di sostenere l’Italia, un Paese che dai vertici UE è visto da anni con malcelato fastidio per la sua difficoltà a rispettare i parametri di Maastricht e la tendenza della parte egemone del suo centrodestra a sostenere il nuovo “cattivo” per eccellenza, il premier ungherese Viktor Orban.

E proprio su questo punto, ovvero sui variabili umori del blocco che comanda in Europa (ovvero l’alleanza franco-germanica composta da Berlino, Parigi, Amsterdam, Bruxelles, Lussemburgo, Copenaghen) nei confronti dell’Italia, val la pena spendere una riflessione. Finché risultiamo funzionali all’affermazione del messaggio egemonico europeo – in questo caso volto a punire la devianza dei britannici che hanno deciso di tornare del tutto indipendenti, a rischio d’isolarsi – allora siamo i bravi ragazzi italiani, caciaroni ma simpatici e pieni di risorse. Se sono gli italiani a deviare dalla retta via – contestando le regole economiche e ideologiche che prevedono massima rigidità sui conti e massima flessibilità sui valori morali – ecco che torniamo a essere il popolo inaffidabile e ingestibile da punire per le sue difficoltà economiche e le strane idee sulla libertà dell’individuo.

A questo punto meglio la “sincerità” della Uefa, che sta sostenendo l’Inghilterra (alla quale ha permesso di mantenere la finale a Londra in un Wembley pieno nonostante la variante delta abbia riportato il numero dei contagi a livelli altissimi) per ringraziare le squadre inglesi di aver affossato il progetto Superlega tanto sognato dall’italiano Andrea Agnelli. Almeno in questo caso non si fa finta di mascherare l’adorazione per il dio denaro dietro presunti ideali unitari.

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