Giustizia, caos nei 5Stelle: servirà il voto di fiducia?

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Servirà il voto di fiducia per approvare la riforma della Giustizia? A giudicare dai maldipancia sempre più forti che si registrano dalle parti del Movimento 5Stelle, l’ipotesi alla fine avrebbe ottime possibilità di concretizzarsi.

L’ala ortodossa infatti è sul piede di guerra contro la delegazione al governo, che a dire dei dissidenti avrebbe in pratica dato semaforo verde ad una riforma che smantellerebbe quella del grillino Alfonso Bonafede. E proprio quest’ultimo sembrerebbe il più agguerrito.

C’è infatti chi non ha gradito il compromesso sulla prescrizione che di fatto, secondo i più critici, sarebbe uscita dalla porta per rientrare dalla finestra. La riforma Cartabia infatti ne conferma l’abolizione dopo il processo di primo grado, ma fissa termini precisi per i giudizi di Appello e di Cassazione, trascorsi inutilmente i quali il processo si estingue. Compromesso necessario per ottenere il via libera del centrodestra che chiedeva con insistenza il ritorno dei termini di prescrizione.

“La prescrizione non è bandierina ma un valore. Questa soluzione non la condivido, è sbagliata e rischiosa” ha detto l’ex ministro Bonafede, padre della riforma “spazzacorrotti” che ne ha decretato l’abolizione dopo il primo grado. E fra i 5S sono in molti ad essersi allineati all’ex guardasigilli, ancora di più dopo che contro la nuova riforma si è pronunciato l’ex premier Giuseppe Conte, leader in pectore dei pentastellati

Il clima è dunque incandescente, al punto che il senatore Gianluca Ferrara annuncia battaglia: “La prima cosa da fare è lavorare per modificare la riforma sulla Giustizia. Mi auguro che i miei colleghi in commissione Giustizia possano emendarla”.

Insomma, sul tema della Giustizia il Movimento è diviso, e sembra che a nulla sia valso l’accordo raggiunto nelle ultime ore fra Conte e Grillo per la gestione unitaria. I due, grazie soprattutto alla mediazione di Luigi di Maio e Roberto Fico, hanno deciso di continuare a convivere separando adeguatamente il ruolo del leader politico (Conte), da quello del garante (Grillo) recintando competenze e ruoli ed evitando sovrapposizioni. “Beppe Grillo e Giuseppe Conte hanno definito concordemente la nuova struttura di regole del M5s, che si dota di nuovi ed efficaci strumenti proiettando al 2050 i suoi valori identitari e la sua vocazione innovativa” ha dichiarato il reggente Vito Crimi in apertura dell’assemblea dei deputati pentastellati.

Ma se è stata evitata la scissione fra i gruppi parlamentari, rimane il nodo sulla Giustizia con Conte che si è espresso contro la proposta del ministro Carabia e Grillo che invece si è detto possibilista. Due posizioni che al momento sembrano restare ben distinte e distanti.

Si fa strada quindi la concreta possibilità che il governo si trovi a dover porre la fiducia considerando che si tratta di un tema cruciale e strettamente legato alla partita del Recovery. Se infatti come sembra fra i gruppi grillini molti parlamentari sarebbero pronti a non votarla, Draghi potrebbe decidere di non correre il rischio di vedere andare in frantumi la propria maggioranza, o magari di dover sottostare allo stillicidio degli emendamenti mirati a stravolgere l’impianto della legge. Lo si capirà nei prossimi giorni. Per il momento il premier si è limitato a chiedere lealtà alla sua maggioranza e tutti i ministri a parole l’avrebbero garantita. Ma potrebbe non bastare.

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