Italia campione d’Europa e italiani in festa. Ma soltanto il calcio ci fa ancora reagire?

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Grandi emozioni ieri sera nella finale fra Italia e Inghilterra che ha incoronato l’Italia campione d’Europa. 

Una partita che ha tenuto con il fiato sospeso fino all’ultimo calcio di rigore, iniziata sotto i peggiori auspici e con un gol degli inglesi al secondo minuto di gioco. Poi al secondo tempo è arrivato il pareggio degli azzurri grazie a Leonardo Bonucci cui sono seguiti vari tentativi, da una parte come dall’altra, di chiudere la partita almeno ai tempi supplementari. Tante le occasioni mancate, tanto da parte degli italiani che degli avversari, e alla fine sono serviti i calci di rigore, cioè la dea fortuna, per decidere chi si sarebbe aggiudicato la coppa europea.

Donnarumma è stato sicuramente bravissimo nel parare i rigori inglesi, ma si sa che in quei casi si sta un po’ come alla lotteria, la fortuna fa sempre la differenza. L’Italia ha giocato in terra “nemica” in uno stadio gremito fino all’inverosimile (alla faccia delle precauzioni contro la variante Delta) da tifosi inglesi che hanno iniziato fischiando l’inno di Mameli e poi hanno continuato ogni volta che i nostri toccavano palla.

Ma alla fine ha vinto l’Italia e il fatto di aver giocato fuori casa, o meglio in casa degli avversari, ha reso ancora più orgogliosa questa vittoria.

Un’Italia che ci è piaciuta quella di ieri sera, che non si è arresa e ha lottato fino alla fine per portare a casa il risultato. Un’Italia che ci ha resi orgogliosi, soprattutto perché avendo giocato contro l’Inghilterra della Brexit, è toccato a noi difendere l’orgoglio della Ue, dell’Europa unita. Un’Europa che non sempre ci ha trattati con rispetto, che ci ha troppo spesso considerati come figliastri, ma che ieri sera in qualche modo si è dovuta ricompattare intorno ai nostri colori, contro il Paese che per primo ha dimostrato che è meglio fare da soli, lasciare la Ue e riprendersi la propria sovranità.

Poi è esplosa la gioia degli italiani che nelle città hanno fatto festa. Una festa che ci ha uniti tutti, ma che ci ha anche stimolato un’amara riflessione.

Possibile che soltanto il calcio riesca ancora a risvegliare l’orgoglio nazionale? Possibile che soltanto nel pallone riusciamo a mantenere una minima capacità di reazione?

E tornano in mente i mesi in cui gli italiani sono stati passivi e silenziosi, disposti ad accettare di tutto e di più, chiusure, restrizioni, arresti domiciliari, distanziamenti, mascherine ovunque, persino quando si passeggiava da soli nei parchi, che hanno visto chiudere ogni tipo di attività. Un’Italia che è rimasta in silenzio di fronte a tante evidenti violazioni delle regole costituzionali e che di fatto ha legittimato l’azione di quanti, con l’arma della paura, si sono presi la libertà di privarci delle nostre libertà.

Faceva un certo effetto vedere ieri sera migliaia di persone nelle piazze abbracciate, assiepate ovunque, sprezzanti delle regole anti-Covid. Come se di colpo tutte le paure dei mesi passati fossero sparite. Ci voleva la vittoria agli europei di calcio per far saltare il tappo di quella che è stata da più parti definita “dittatura sanitaria”, per vedere la gente tornare a stringersi le mani, ad abbracciarsi, baciarsi, fare festa senza preoccuparsi se chi gli stava accanto aveva o meno la mascherina o se manteneva o meno la distanza di sicurezza.

Ecco, tutti siamo stati orgogliosi della vittoria dell’Italia, ma pensare che da oggi tutto è finito e che probabilmente da domani tutto tornerà come prima e noi riprenderemo a distanziarci, ad essere diffidenti gli uni degli altri, ad avere paura e ad accettare le nuove eventuali regole che ci imporranno nel nome della tutela della salute senza la minima capacità di reazione, ci fa riflettere a fondo e ci conferma la triste realtà; che alla fine siamo davvero come il sistema ci vuole, cittadini al guinzaglio, cui è permesso di riempire le città per festeggiare una vittoria al calcio (magari per poi accusarci di avere così provocato la ripresa dei contagi) nel nome di una libertà puramente fittizia e pronta ad essere revocata quando reagire diventerà pericoloso per gli interessi del potere.

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