Mezza Italia gialla a Ferragosto? La mappa delle Regioni a rischio variante

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Chi si aspettava un’estate tranquilla, libera da divieti, chiusure e restrizioni, presto probabilmente sarà costretto a ricredersi.

L’anno scorso, complice la stagione calda, il Covid aveva allentato la morsa concedendo agli italiani il piacere delle vacanze. Soltanto a settembre la curva dei contagi tornò a salire dando poi corso alla nuova ondata in autunno e in inverno. Quest’anno, il fatto che al caldo si aggiungessero anche le vaccinazioni totalmente assenti l’anno scorso, lasciava credere che si sarebbe tornati alla piena normalità, al punto che già a maggio è partito il boom delle prenotazioni per le vacanze.

Ma ecco che invece, quasi sicuramente, si dovrà tornare a fare i conti con nuove chiusure, restrizioni e limitazioni molto prima dell’arrivo della stagione autunnale. Complice l’aumento dei contagi da variante Delta, che pur non creando una vera e propria emergenza intasando terapie intensive e reparti ospedalieri, sta spingendo comunque il governo a studiare misure di contenimento.

Nei prossimi giorni si riunirà il Comitato Tecnico Scientifico per esaminare la situazione e indicare quali provvedimenti adottare nell’immediato. L’ipotesi che sta circolando con più insistenza vede un possibile ritorno delle zone gialle in quelle regioni in cui la curva dei contagi desta maggiore allarme. Regioni che però hanno alzato la voce sostenendo che, imporre nuove restrizioni in questo momento, comporterebbe seri danni alle imprese del settore turistico che stanno tornando a respirare dopo mesi di inattività.

I governatori contestano soprattutto l’eventualità che si decida di ritornare alle zone gialle con il solo parametro dei 50 casi settimanali ogni 100mila abitanti e chiedono che si prendano in considerazione anche i dati relativi ai posti letto occupati nelle terapie intensive e alle ospedalizzazioni. Dati che al momento non destano particolare allarme.

Il ritorno alle zone gialle comporterebbe nuovamente l’obbligo della mascherina anche all’aperto e la chiusura dei ristoranti che non hanno spazi all’aperto la sera. Non sono da escludere neanche nuove limitazioni alla circolazione dopo la mezzanotte.  Ipotesi che stanno allarmando gli operatori turistici e quelli della ristorazione che temono di veder andare in fumo una consistente ripresa.

Il governo però starebbe studiando soluzioni alternative, anche perché la maggioranza è divisa sull’ipotesi di nuove chiusure. Si fa sempre più strada l’idea dell’obbligo del green pass per accedere nei locali al chiuso e per viaggiare su treni e aerei, anche se in forma molto più morbida rispetto al modello francese. 

L’unica certezza è che nuovi provvedimenti appaiono inevitabili, dal momento che la curva dei contagi e l’indice Rt si stanno alzando vertiginosamente e in autunno, quando non ci sarà più il caldo a fare la sua parte e comunque a limitare la diffusione del virus, ci si potrebbe trovare dentro una terza ondata. Se come si teme dal Cts arriverà l’indicazione di un rapido ritorno alle zone gialle, sarebbero molte quelle a rischio.

La mappa l’ha stilata il quotidiano La Stampa pubblicando uno studio dell’Altems, l’Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari dell’Università Cattolica.  Le probabilità di tornare presto in zona gialla sono “del 32% per la Sardegna e del 31 per la Sicilia. Il che vuol dire mascherina tirata su anche all’aperto e bar e ristoranti al chiuso serrati dalle 18 da qui a 21 giorni. Rischiano anche il Veneto con il 24% di possibilità a sette giorni, Lazio e Campania con il 20%. Il Piemonte sarebbe al 15% di probabilità e la Liguria al 12%”.

“Ma se come si teme l’accelerazione dei contagi continuerà – spiega Americo Cicchetti direttore di Altems – i rischi di ingresso in zona gialla crescerebbero proporzionalmente. La Sardegna avrebbe il 72% delle probabilità di tingersi di giallo tra una settimana e la certezza tra due. Stessa cosa la Sicilia, al 53% di possibilità già tra sette giorni, quando al 45% di rischio sarebbe il Veneto, al 43% il Molise, al 37% l’Alto Adige, al 35% la Lombardia, al 34% le Marche”.

Insomma, è molto concreto il rischio che a ferragosto mezza Italia sia di nuovo in parziale lockdown e che in molti debbano pure trovarsi costretti a rinunciare alle vacanze. Della serie: è stato bello finché è durato.

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