Green pass, parla Tarro: “Perché non ha senso discriminare chi non si vaccina”

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Mentre prosegue il dibattito sul green pass e su come utilizzarlo, nel campo scientifico si discute sull’efficacia dei vaccini e c’è addirittura chi sostiene che il vaccinato, non soltanto non sarebbe protetto contro le varianti, ma addirittura avrebbe maggiori possibilità di essere contagiato rispetto ai non vaccinati. Abbiamo provato a capirci qualcosa con il medico Giulio Tarro, allievo di Alber Sabin, l’inventore del vaccino contro la poliomielite, e proclamato miglior virologo dell’anno nel 2018 dall’Associazione internazionale dei migliori professionisti del mondo (IAOTP).

Si sta discutendo di precludere l’accesso nei locali al chiuso ai non vaccinati sprovvisti di green pass. Secondo lei è giusto adottare un simile provvedimento nel momento stesso in cui la copertura vaccinale non sembra in grado di evitare il contagio da variante Delta?

“Io sono per la libertà di scelta e quindi non ritengo giusto alcun tipo di imposizione. Nel momento stesso in cui ci danno la possibilità di scegliere fra più vaccini in commercio, credo vada rispettata anche la volontà di chi decide di non vaccinarsi. Penso inoltre che se c’è ancora una larga parte di popolazione che non vuole vaccinarsi, la colpa sia della cattiva informazione e dei cosiddetti esperti che pontificano dalla mattina alla sera in televisione e che non sono stati capaci di convincere le persone. Anzi, in certi casi hanno scoraggiato ancora di più chi aveva dei dubbi”.

Quindi lei sostiene che non vaccinarsi è una scelta legittima che non può dar luogo ad alcun tipo di discriminazione?

“La libertà di scelta è sacra ed inviolabile. Poi se lei mi chiede un parere come medico, allora le rispondo che la vaccinazione, per chi come me ha fatto un giuramento, rappresenta un punto di riferimento. La mia storia parla chiaro, io credo nei vaccini e sfido chiunque a trovare dichiarazioni in cui sostengo che i vaccini sono un male”.

Ma il non vaccinato è davvero così pericoloso, da tenere alla larga?

“Questo no, anche perché ci troviamo di fronte ad un’endemia che ormai è sia gestibile che curabile a livello terapeutico. Quindi questo eccessivo allarmismo lo trovo fuori luogo sinceramente. Il mio consiglio è quello di vaccinarsi, riferito soprattutto alle categorie più fragili, ma allo stesso tempo non ritengo la vaccinazione indispensabile, ancora meno per i giovani in presenza di una terapia alternativa che è comunque efficace”.

Ci sono dei suoi colleghi secondo i quali il vaccinato rischierebbe di sviluppare le varianti più di chi non si è vaccinato, perché quest’ultimo avrebbe più possibilità di beneficiare di un’infezione asintomatica con sviluppo di un’immunità naturale e memoria immunologica. Il vaccinato invece rischierebbe un’intensificazione dell’infezione virale anticorpo-mediata avendo al contrario sviluppato anticorpi contro una proteina spike che è diversa da quella della variante mutata. E’ d’accordo?

“Guardi, purtroppo c’è una confusione totale in questo campo e come ho detto prima i cosiddetti esperti non fanno che disorientare ancora di più le persone. Di certo esiste una terapia per la cura del Covid che però inspiegabilmente il Ministero della Salute ha impedito di praticare, obbligando i medici alla sola somministrazione della tachipirina nella fase precoce della malattia. Un provvedimento che è assolutamente contrario all’etica medica. Non si può impedire al medico di prescrivere i farmaci che ritiene più opportuni, ad iniziare dall’idrossiclorochina e altri medicinali anti-malarici. Questa decisione del Ministero secondo me è stata deleteria perché ha creato divisioni e contrasti nel campo medico e soprattutto ha privato i medici del loro diritto-dovere di agire secondo scienza e coscienza”.

Ma il vaccinato è vero o no che potrà contagiarsi e trasmettere il virus più del non vaccinato visto che avrà più possibilità di contrarre varianti sempre più vaccino-resistenti?

“No, su questo non sono d’accordo. Come ho spiegato in più occasione i vaccini ad mRNA possono rimodularsi sulle varianti e quindi con un richiamo è possibile mettersi al riparo dalle mutazioni. Stesso discorso per gli anticorpi monoclonali. Dire che chi si vaccina rischi di più mi sembra oggettivamente una posizione molto discutibile. Forse bisognerebbe smetterla di spararle grosse, da una parte come dall’altra”.

Lei cosa pensa del green pass sinceramente?

“Non credo utile questa continua restrizione delle relazioni sociali, in Cina non lo hanno fatto, eppure il virus lo hanno debellato molto prima di noi con controlli serrati alle frontier e facendo uno screening di massa su dieci milioni di abitanti. Quando hanno appurato che l’asintomatico non era contagioso hanno riaperto tutto senza problemi. Qui dobbiamo parlarci chiaro: in due terzi dei casi i vaccinati con doppia dose sono comunque protetti anche contro la variante Delta, ma nel caso specifico è sufficiente fare un terzo richiamo per essere protetti in maniera completa. Per chi non vuole vaccinarsi e non è un soggetto a rischio, in caso di contagio esiste la terapia. Quindi non comprendo questo eccessivo allarmismo”.

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