Johnson provoca sulla Brexit, ma trova Bruxelles chiusa per ferie

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Il Regno Unito ha annunciato l’intenzione di rimangiarsi buona parte dell’accordo sulla Brexit, ma a Bruxelles non hanno battuto ciglio. Perché sanno che gli inglesi non possono fare nulla di pericoloso? No, semplicemente perché nella UE sono tutti in ferie. Tutto è cominciato mercoledì, quando il ministro per la Brexit (poi non diciamo che solo noi italiani inventiamo ministeri fantasiosi) David Frost ha annunciato che non intende rispettare l’intesa sul confine nordirlandese a meno che la UE non accetti di sottostare a regole diverse, che seguano un “nuovo bilanciamento”.

La reazione oltremanica è stata quantomeno flemmatica: il vicepresidente della Commissione europea Maroš Šefčovič si è limitato a dichiarare di “aver preso nota della dichiarazione di Lord Frost”, aggiungendo che la UE è pronta “a continuare a cercare soluzioni creative sul commercio tra Irlanda del Nord e il resto del Regno Unito”, concludendo però che “non accetteremo una rinegoziazione del protocollo”. Quanto a Michel Barnier, che di Brexit è il capo negoziatore europeo, non ha neanche sentito l’esigenza di replicare.

Eppure l’uscita di Frost è esplosiva, si tratta forse della dichiarazione più bellicosa fatta da Londra da quando Johnson è al governo. Gli inglesi intendono in pratica rivedere l’intera parte dell’accordo che riguarda il commercio e i controlli alla dogana. Secondo il patto firmato nel 2019, che il biondo Boris aveva giudicato “un successo”, per evitare tensioni alla frontiera irlandese veniva stabilito che i controlli sarebbero stati effettuati per tutti i prodotti in partenza da Belfast e diretti nel resto del Regno Unito, di fatto creando un confine interno. Gli inglesi non intendono più effettuare questi controlli ma non vogliono neanche ripristinare il confine con l’Irlanda, quindi di fatto vogliono, tramite appunto l’Irlanda del Nord, far entrare e poi circolare i prodotti europei in tutto il Regno Unito come se questo fosse ancora parte della UE.

Ebbene, questa minaccia – che di fatto renderebbe un affare per Londra l’essere uscita dalla UE, perché pur non facendone parte manterrebbe la libera circolazione delle merci – non sembra aver impressionato granché Bruxelles, dove ieri si celebrava la festa nazionale in ricordo dell’incoronazione del primo re del Paese e tutti i burocrati UE che non ne avevano approfittato per cominciare le vacanze in anticipo erano in strada a festeggiare. A quanto si è appreso solo la presidente della Commissione Ursula von der Leyen era a lavoro, ma ha ignorato la questione preferendo twittare sul Recovery fund e la campagna vaccinale africana.

In mancanza di una risposta dei diretti interessati una reazione forte potrebbe arrivare, anche se non in via ufficiale, dai soliti Stati Uniti. Il presidente Joe Biden è sempre stato fiero delle sue origini irlandesi e a differenza di Trump non ha mai fatto mistero di non parteggiare per una Brexit dura e di voler mantenere buone relazioni con tutti i partner europei. Secondo il Financial Times la Casa Bianca è preoccupata che le mattane di Johnson mettano a rischio il processo di pace, mai del tutto compiuto, tra unionisti e separatisti irlandesi. Uno dei portavoce del presidente ha chiarito che l’amministrazione si aspetta che “entrambe le parti negozino all’interno dei meccanismi esistenti”. Insomma, se Bruxelles è in ferie, a Washington si lavora per l’Europa anche ad agosto.

 

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