Un ricordo di Giuseppe De Donno, inventore della cura del plasma anti-Covid

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L’ex primario di Pneumologia dell’ospedale Carlo Poma di Mantova si è suicidato nella sua casa a Curtatone.

Addio professor De Donno. Per me resta un eroe, non un medico di quelli monopensiero, clonati dal pensiero unico scientifico, non un esecutore ma un ricercatore.

Tutti gli scienziati quando cercano una soluzione investono tempo, affrontano rischi, ci mettono la faccia. Le multinazionali no, non sappiamo chi c’è dietro e la firma è la nostra. A un certo punto è sparito da Facebook, ci pensavo, pensavo a cosa le stesse accadendo perché conosco certi metodi, certe mannaie ideologiche e del potere, e poco cambia la materia (in questo caso la medicina) su cui si accaniscono. La pensavo. E penso molti italiani con me.

Al di là dei risultati del suo studio che sono convinta essere molto buoni, ma non lo sapremo mai, ricordo che mentre il Paese soffriva e moriva nelle terapie intensive con l’ossigeno sparato nei polmoni sbagliando, lei offriva il plasma. Una terapia che ci fece vedere la luce. E spero che nella luce lei ora sia. Con chi come lei ha lottato in scienza e coscienza e liberamente.

La vogliamo ricordare con le parole del suo amico Red Ronnie: De Donno era “una persona semplice, un medico che aveva capito che non bisognava intubare i malati e bruciargli i polmoni, ma bastava il plasma. Eppure non è possibile salvare le vite con metodi che non sono prescritti. Una sacca di plasma costava 80 euro (…). Avrebbe aiutato i malati a reagire, a vincere”.

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