Borghi e company in piazza contro il green pass, ira di Fedriga. E Salvini con chi sta?

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Ormai è evidente, esiste una Lega di lotta e di governo che è riuscita a convivere, a nascondere le divergenze ma che ora sembra iniziare a mostrare tutte le sue contraddizioni.

La decisione del governo di imporre l’obbligo del green pass e di limitare l’accesso ai non vaccinati nei ristoranti e nei luoghi al chiuso, ha scatenato le proteste dell’ala dura del Carroccio, quella che fino a non molto tempo si definiva orgogliosamente sovranista ed euroscettica: infatti nelle piazze del “no green pass” nelle ultime ore si sono visti Claudio Borghi, Alberto Bagnai, Armando Siri, Simone Pillon e altri amministratori, che hanno giudicato sbagliata la decisione di imporre quello che Borghi definisce “un obbligo vaccinale mascherato”.

Ovviamente la presenza dei parlamentari leghisti alle manifestazioni non è passata inosservata visto che si tratta per altro di nomi di peso, non di seconde o terze file. E nel partito è subito iniziata la corsa alla presa di distanza da parte dell’ala governista, quella che si vaccina ma è contraria al green pass obbligatorio, che sostiene Draghi ma in fondo vuole strizzare l’occhio anche alle piazze.

Nei confronti di Borghi e company è così partita la “scomunica”. Il più duro è stato il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga che ha subito commentato: ““Quella non è la mia piazza, io non sarei andato“.

A Repubblica ha poi manifestato una chiara e convinta adesione alla politica vaccinale fino a sostenere che farebbe vaccinare anche i suoi figli minorenni, entrando in qualche modo anche in contrasto con Matteo Salvini contrario ad iniettare il serio ai più giovani.

Il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari giudica un errore la presenza dei parlamentari alle manifestazioni. “Nonostante sia libera la scelta di manifestare e di esprimere un pensiero, penso che gli esponenti del mio partito che sono nel governo abbiano sbagliato ad andare in piazza”, rimarcando come quella non fosse “la piazza della Lega. Era una piazza autoconvocata su un tema che però la Lega ha posto al governo”. Insomma il tipico cerchiobottismo ormai in vigore da quando si è insediato il governo Draghi.

Ma stavolta contenere il malcontento dei parlamentari non votati al verbo draghiano appare decisamente molto difficile, ancora di più nel momento in cui in quella piazza ci sono quelle categorie, dai ristoratori agli albergatori, che in questi mesi la Lega si è vantata di aver difeso e garantito al governo. E c’è soprattutto il timore di lasciare quelle piazze ad altri e di perdere ulteriore consenso, oltre a quello che con l’ingresso nella maggioranza il Carroccio sembra aver già perso nei sondaggi.

E a farsi portavoce del dissenso è soprattutto Claudio Borghi che proprio dalla piazza ha lanciato il messaggio. Un malcontento che si è acuito dopo i duri toni utilizzati da Mario Draghi contro Matteo Salvini nella conferenza stampa di presentazione del decreto. E a nulla sembrerebbe valso il chiarimento che il premier e il leader leghista avrebbero avuto ieri. Anzi, dai microfini de La7 Borghi ha commentato: “Oggi lui da Draghi è stato commovente perché nel governo è solo. Noi siamo i soli a batterci per queste battaglie, eppure basta vedere questa piazza per capire che le persone da rappresentare non sono poche. Salvini oggi è riuscito a fermare l’obbligo di green pass per aerei e treni, che in caso contrario sarebbe stato avviato ieri”. Il messaggio è chiaro; se c’è una Lega di governo che vuole andare d’amore e d’accordo con Draghi faccia pure, ma ci sarà un’altra parte di Lega che non lascerà senza rappresentanza le piazze che protestano contro i provvedimenti del governo.

Una strategia mirata e ben studiata a tavolino per tenere i piedi in due scarpe? A giudicare dalle ultime dichiarazioni di Salvini tutto lascerebbe supporre che la presenza di Borghi e company in piazza non lo abbia affatto disturbato, visto che comunque a quelle piazze il leader guarda con moderato distacco ma non certamente con ostilità. Ma in ogni caso ormai appare evidente come l’equilibrio raggiunto sulla partecipazione al governo, che i vari Borghi e Bagnai hanno accettato ma non con troppo entusiasmo, si stia rompendo.

Anche se ad escludere rotture o colpi di mano contro il governo è sempre Borghi che per non creare un caso politico ha dichiarato: “Siamo contrari al green pass ma al governo siamo costretti ai compromessi, in Parlamento non ci chiamano a votare e allora cosa ci resta da fare se non scendere in piazza?”. Certo è che quando il decreto arriverà in Parlamento sarà davvero interessante vedere come si riuscirà a tenere unita la truppa. E solo allora forse si capirà se la divisione nel Carroccio è reale o se al contrario è appunto pura tattica.

 

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