La Duchessa di Polignac

4 minuti di lettura

Yolande Marine Gabrielle de Polastron passò alla storia con il titolo di duchessa di Polignac grazie al suo matrimonio con Jules de Polignac. Tutti l’avrebbero poi chiamata nei tempi a venire: “la Polignac”.

Una figura storica celeberrima, grazie soprattutto alla fama del suo ruolo a corte di cattiva consigliera della regina Maria Antonietta, resa nota forse soprattutto da una certa letteratura storica e dalle successive trasposizioni cinematografiche.

Innumerevoli sono le pellicole in cui appaiono lei e la regina sullo sfondo di questo periodo storico così intenso e drammatico che coincise con la fine del secolo dei Lumi, la Rivoluzione Francese che causò la diaspora di tutti coloro che per salvare la vita si allontanarono dalla Francia e dalla corte di Parigi.

Fu un personaggio molto discusso, chiaccherato fino allo scandalo, accusata di essere l’amante di Maria Antonietta, cosa mai realmente provata, citata universalmente come esempio di intrigo e cortigianeria. Ma fu realmente così nefasta, avida e calcolatrice?

Una più attenta analisi dei dettagli può rivelare aspetti poco noti e che la storiografia ufficiale tace. È di questi ultimi anni una diversa valutazione della stessa figura della regina, anche lei vittima di un’immagine fatua e frivola ma che suo malgrado si trovò a regnare in un momento così difficile e controverso.

Certo essere molto vicino alla regina e goderne la protezione dovette attirare l’attenzione di lingue taglienti dei cortigiani grandi esclusi dai favori della sovrana. Sicuramente ebbe un ruolo molto importante ma spesso capita che chi ha presenza di spirito e intelligenza uniti a una grande bellezza suscita facilmente invidie e gelosie.

Simpatica, affascinante sapeva conversare ed era capace di attirare l’attenzione in modo immediato e questo le attirò la simpatia e l’interesse di Maria Antonietta. Questo può bastare per diventare invisa a molti. La si accusò di avere tenuto in scacco la corte “privata” della regina per tutti gli anni che fu con lei. Ma quando all’inizio della sua presentazione a Versailles fu invitata dalla regina a restare a corte rispose con molta franchezza e spontaneità che non poteva permetterselo.

Vivere a corte era una cosa molto dispendiosa di per sė, visti gli obblighi i cerimoniali e l’etichetta che si dovevano rispettare. L’abbigliamento doveva rispondere a regole ben precise, bisognava avere l’abito da corte, naturalmente costosissimo come l’uso di avere dei valletti e del personale di servizio per gli usi quotidiani. La corte era un mondo a parte estremamente complicato ma lei sembrava muoversi con una naturalezza e una sicurezza che la ponevano al di sopra di tutto e di tutti. Questo ammirava in lei la regina.

Allo scoppio della Rivoluzione e con l’aumento del pericolo partì in esilio su preciso ordine della regina, che voleva salvarla assieme ai suoi figli, e girò per tutta l’Europa. La sua ultima tappa fu Vienna dove ebbe la notizia della morte della sovrana di cui era stata così intimamente amica. Come testimonia Elisabetta Vigée le Brun, che lo scrisse nelle sue memorie, la tragica notizia la sconvolse al punto da crearle una immagine di morte sul viso e infatti poco tempo dopo morì anche lei.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Centrodestra, Salvini “io e Berlusconi faremo la federazione”

Articolo successivo

Sorsi di Benessere – Una crema ghiacciata a base di frutta e verdura

0  0,00