Maria Antonietta: una regina per sempre

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Maria Antonietta rimane un’ icona irripetibile, un’ icona di regalità e di raffinatezza, simbolo per alcuni di frivolezza e malcostume. La sua vita eccezionalmente unica, sempre sulla scena della storia, fino all’ultimo tremendo epilogo della sua tragica, folle e scenografica morte, che le darà un’ aura di martire o di eroina greca, talmente simbolica da diventare nei secoli successivi  la protagonista di romanzi, racconti e innumerevoli film.

Frasi a effetto, false o presunte, entreranno nel dire comune come le famose “brioches”, che poi pare proprio non avesse mai citato… Al contrario è certo che sì scusò con il boia al quale aveva accidentalmente pestato il piede!

Certo ci sono tutti gli elementi della leggenda. Figlia di un’imperatrice, membro di una delle famiglie regnanti più importanti d’Europa, gli Asburgo, diventa, per matrimonio politico di cui non è neanche consapevole, la regina della corte e del Paese che in quel momento storico ha la leadership politica e culturale europea. Tutti gli occhi colti, raffinati o invidiosi, guardavano a Parigi e a Versailles, dove si presumeva fosse  la vita più brillante che si potesse vivere in quel momento.

Non esisteva un palcoscenico più in vista. Non c’era Corte Europea che potesse competere con quella di Francia. Qui si lanciavano le mode, i balli e gli spettacoli, che poi si cercava di copiare nelle altre capitali, ma mai riuscendo a raggiungere il lusso e l’eleganza di Parigi. A Londra dominava una tetra etichetta e benché si cercasse sempre di sapere quello che succedeva a Parigi, magari per imitarlo di nascosto, si vietava alle ragazze di buona famiglia di parlare in francese, ritenendo questa lingua troppo seducente, da poter essere usata nei salotti perbene. Le più audaci lanciavano frasi ad hoc in francese per colpire gli uomini presenti.

Il puritanesimo era nato in Inghilterra e non era più passato di moda, pagandone le spese in tanti, tra cui Oscar Wilde più di un secolo dopo. Ma essere regina di Francia in quel preciso momento storico fu una coincidenza infelice per la povera piccola austriaca. Fu travolta dagli eventi, imprevedibili e spaventosi, veramente al limite dell’horror, come la fine della povera principessa di Lamballe, che fu addirittura fatta a pezzi, e la cui testa, issata su una lancia, le fu mostrata alla finestra della sua prigione. Si può immaginare qualcosa di più mostruoso? Di cosa sono capaci le folle impazzite! Certo questa non era giustizia.

Tutto fu in rapida e accelerata successione, dal tentativo di fuga, certamente mal organizzato e maldestro, fino all’arresto di tutta la famiglia reale e al processo in cui la accusarono in modo veramente ignobile di qualunque cosa, dall’incesto all’omosessualità, fino alla condanna e all’esecuzione, che la resero immortale. Una vita breve ma in cui si verificò tutto: il piacere più sfrenato e poi la tragedia più incredibile e fosca. C’erano tutte le componenti per entrare nella leggenda. E così è stato.

Ma quanto è difficile capire fino in fondo i vari aspetti della realtà. Così giovane e tanto amata da alcuni, odiata e vituperata da altri che le attribuirono i mali di secoli di malgoverno e di privilegi, ma cosa avrebbe potuto fare lei in un simile crogiuolo storico? La successione folle dei tempi e degli eventi e la loro complessità avrebbero creato a chiunque uno squilibrio emotivo e nervoso, ma lei riuscì a conservare un atteggiamento e un sangue freddo veramente notevoli, date le circostanze. Forse già tanta dignità e semplicità dovrebbero bastare a definirla come personaggio importante nello scenario della storia umana.

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