G20 “azzurro” e flop Usa. Ma se ai talebani piace il Califfato?

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Adesso ci sarà un G20 “a guida italiana”. Ma quale guida, quale leadership, se siamo sempre stati un paese a sovranità limitata? Ogni volta che abbiamo ri-alzato la testa ce l’hanno sempre violentemente riabbassata.
E’ accaduto con Enrico Mattei, il reperimento autonomo delle fonti energetiche. Poi, con Craxi, “l’affaire Sigonella”, e infine, con Berlusconi, reo di aver stabilito rapporti preferenziali con Gheddafi e Putin.
E adesso, dopo l’evidente fallimento della strategia occidentale con a capo gli americani in Afghanistan, Draghi, che piace solo a Bruxelles, pensa di varare una nuova fase a “egemonia azzurra”? Con che armi, con che poteri, con quali argomenti?

Il flop di Kabul dimostra che gli Usa, soprattutto loro, hanno sbagliato tre volte: quando hanno finanziato il radicalismo islamico in funzione anti-russa, coltivando una pericolosissima serpe in seno (gli errori della Cia e della nomenklatura della Casa Bianca, ferme alla logica guerra fredda); quando hanno preteso di “esportare la democrazia”, fatto impossibile, arrogante e utopistico, in quanto ogni popolo ha il suo percorso originale verso la modernità. E nessun modello ideologico è universale, anche se intellettuali, economisti e politici, fan del pensiero unico cosmopolita e del cittadino del mondo, ritengono il contrario, nel nome dei diritti dell’uomo che sono soltanto l’assolutizzazione, la globalizzazione della concezione laicista della società e del mercato.
E infine, hanno sbagliato ora lasciando l’Afghanistan, “modello 8 settembre”, nelle mani dei talebani.

Ma una domanda gli europei se la sono fatta? Il governo filo-occidentale che governo era? Un governo fantoccio che si è retto solo con i soldi Usa e non solo. Prova ne è, che non godeva dei favori del popolo. E prova ne è, che il suo imbelle, incompetente e corrotto premier Ghani se l’è svignata con un discreto tesoretto, lasciando un esercito senza soldi e uno Stato sfaldarsi come neve al sole.
E appena i contingenti stranieri hanno annunciato di lasciare le rispettive postazioni, i talebani si sono ripresi il paese con una facilità inquietante e disarmante.

E ancora: tentando di difendere un onore ormai sotto la suola delle scarpe, anziché insistere con la stucchevole e melensa narrazione progressista, basata su una assordante campagna mediatica in difesa dei diritti delle donne (col silenzio delle femministe nostrane), a nessuno viene in mente (seconda domanda), che a parte una minoranza di afghani “occidentalizzati”, che hanno goduto delle briciole, assaporato superficialmente la democrazia moderna (liberal-democratica), al popolo afghano piace proprio il califfato? O, rovesciando il concetto, a nessuno viene in mente che l’Occidente del medio-oriente e dell’Islam, continua a non capire niente?

Il Califfato è una loro risposta alla nostra modernità, o la negazione della modernità, punto e basta? Ai posteri l’ardua sentenza.

Una cosa è certa: Biden, ha mostrato tutta la sua impotenza e inadeguatezza, quasi da far rimpiangere la passata amministrazione. Sulla gestione e comunicazione del ritiro ha usato le stesse parole di Trump, il quale, è vero, ha sancito in prima persona gli accordi con i talebani, ma con ben altre condizioni: governo di transizione, rappresentanza di tutte le componenti etc.
Un isolazionismo Usa, non versione populista-sovranista, ma in salsa liberal.
E Draghi ritiene di poter svolgere un ruolo centrale di fronte a tale sfascio?

Frasi tipo, “giudicheremo i talebani dai fatti”, “negozieremo i condotti umanitari”, mentendo sapendo di mentire, sono ridicole e si smentiscono da sole. E’ come tentare di invitare a cena il diavolo e l’acqua santa. E’ una contraddizione in termini.
Il dialogo annunciato e preteso, in vista di chissà quali relazioni future, sa di ulteriore debolezza.
Senza contare che Russia e Cina diverranno i nuovi interlocutori del Califfato. Una indubbia vittoria geopolitica per loro. Che aiuteranno un’economia disastrata in cambio di materie prime.
E a noi, non resterà che assistere agli scontri interni alla maggioranza sull’accoglienza dei profughi (chi ha collaborato con noi, entri pure, chi è profugo economico, no), nella stanca reiterazione del bipolarismo “dentro-tutti” (la sinistra) vs “dentro nessuno” (la destra).

Paventando, inoltre, lo spettro di un terrorismo islamico, comodo alibi per mascherare la nostra marginalità, anche qui, sapendo benissimo che l’Isis non sarà mai partorito dall’Afghanistan, visto che è concorrenziale proprio a loro (pertanto lo combatteranno), e Al Quaeda, gli eredi di Osama, sono ridotti ai minimi termini.

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