Draghi al Quirinale. Partiti i giochi. La bella “coppia” e la paura sinistra

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Prove tecniche di governo. Ogni dichiarazione, da oggi in poi, sarà unicamente in vista di ciò. Non dei temi che si affrontano o che si fa finta di affrontare.

I partiti già guardano alle prossime consultazioni politiche, temendo o volendo il voto anticipato (dopo l’elezione del nuovo presidente della Repubblica). Rispondendo alla domanda di un paese che non ha più esecutivi legittimati dal voto. Ma solo dal Palazzo. E l’unico freno che potrebbe orientare la bussola verso la scadenza naturale della legislatura, è il rischio che in pochi degli attuali deputati e senatori, saranno rieletti (dato il taglio del numero).

E’ una vecchia storia, quella del ricambio accelerato o meno, della classe dirigente. Come noto, prima abbiamo avuto i politici che di fatto svolgevano il ruolo di “sacerdoti della democrazia” e delle ideologie; poi, è stata la volta di tecnici che hanno commissariato la politica, ora dalla pandemia, è la volta dei “soloni in camice bianco”.
Soloni alleati, collusi, sodali col “Tecnico supremo”. Tutti circonfusi di spirituale splendore, avvolti da un’aura religiosa, indiscutibile, inattaccabile.

Draghi ha obbligato destra e sinistra a una convergenza verso il centro, creando sommovimenti interni a ogni partito. Lega, Pd e grillini, si sono ripartiti in “area governista” e “area movimentista”, o per meglio dire, “di lotta e di governo”.
E di fronte a un nuovo-grande centro draghiano, unito da liberismo, europeismo, Recovery e gestione pandemica, si sta timidamente riaffacciando lo schema anglo-sassone, che era andato in soffitta al tempo dei populismi. Quell’ “alto-basso”, popoli contro caste, identità contro globalizzazione, sovranità politiche ed economiche contro economie multinazionali, apolidi e finanziarie, che ha consentito, ad esempio, l’esperienza-modello gialloverde.

Dal Conte-2 invece, “centro-destra vs centro-sinistra” ha recuperato terreno, laddove per area riformista si intende l’alleanza ancora in fieri, difficile e complessa tra Leu-Pd e 5Stelle; e per area patriottica- sovranista-moderata, il matrimonio sulla carta più semplice tra Lega, Fi e Fdi. Anche se la Meloni è all’opposizione, mentre Salvini e Berlusconi sono al governo.
Ma se da un lato, la maggioranza parlamentare draghiana potrebbe trasformarsi in una maggioranza presidenziale, che gli permetta di accedere al supremo Colle, visto che lo stesso Mattarella ha concepito l’operazione-Super-Mario, dall’altro il disegno potrebbe vanificarsi e spezzettarsi.

Il tempo però non ammette eccessivi giochetti. O il premier resta per completare il mandato (emergenza economica e sanitaria, soldi del Recovery), o si sposta diventando comunque il garante dell’Italia a Bruxelles, aprendo al voto anticipato.
In quel caso si aprirebbero le porte per un governo di centro-destra, che al momento gode del favore dei sondaggi.
E questo Salvini e la Meloni lo sanno bene. Divisi e lontani su molto, sono obbligati a rimettersi insieme. La lista della guerra sotterranea è ricchissima (il Copasir, la Rai, le scelte economiche), tanto che Salvini si è impegnato in un estenuante balletto di lotta e di governo che alla lunga potrebbe consumarlo e consumare il rapporto con Draghi. Ma su immigrazione, polemiche no-vax, reddito di cittadinanza e cartelle esattoriali, non intende mollare la presa, lasciandola ai Fdi.
Ecco la ragione della sceneggiata di Cernobbio. Quel “siamo proprio una bella coppia”, che lascia intravedere il futuro.

Dall’altra parte, la sinistra è in crisi. Anche il dominus intellettuale e strategico del Pd Bettini vuole Draghi al Quirinale, spaventando Letta che teme il voto anticipato. Lo considera una iattura. Il segretario ha capito chiaramente che le sue esternazioni dottrinarie vecchio stampo, non credibili, vista la sua provenienza dc, come ius soli, voto ai 16enni e ostinazione sul Ddl Zan e vaccinazione obbligatoria, non hanno funzionato. E, sull’ipotesi suggerita da Bettini ha affidato le risposte ai suoi, insistendo sull’azione del governo che non può essere interrotta. Solo paura sinistra.
Intanto il voto di ottobre ci dirà la verità. Se la mission del centro-destra, pur, come sembra, in una ridefinizione dei rapporti di forza interni, a favore di Fdi, è vincente, o se per la sinistra c’è un angolino cui aggrapparsi.

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