Obbligo vaccinale, perché non ha senso nel mondo senza confini

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Sul Corriere della Sera Sergio Harari, docente di Medicina Interna alla Statale di Milano, si schiera a favore dell’obbligo vaccinale contro il Covid-19. Per lui: «Il primo obbligo vaccinale – si legge – fu introdotto nel nostro Paese all’indomani dell’unità d’Italia, nel 1888, per arginare la diffusione del vaiolo. L’obbligo fu poi abolito nel 1981, dopo che nel 1979 l’Oms aveva dichiarato la completa eradicazione in tutto il mondo della malattia». Successivamente divennero obbligatorie le vaccinazioni contro difterite (1939), poliomielite (1966), tetano (1968), epatite B (1991) e, nel 2017, quelle contro morbillo, parotite e rosolia, pertosse, Haemophilus tipo b e varicella.

Questa teoria è facile da ribattere.
Questo varrebbe in un mondo chiuso alle frontiere. Ma non è così. Noi ci vacciniamo e il resto del mondo no; non parliamo poi del terzo mondo completamente scoperto e quindi come si evince, la strategia fa acqua da tutte le parti. L’Oms è stato chiaro su questo punto, ma non serviva certo lui per capirlo. Si è detto subito che ciò che manca è una visione globale. E ricordiamo che la dittatura cinese, un gran pezzo di mondo, ha detto NO all’obbligatorietà. Quindi…

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