Draghi. Economia-tecnologia e sanità: la fine della politica

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Ha ragione Marco Rizzo, la politica ormai è morta, sepolta. Da mesi sopravvive unicamente il suo fantasma, che si aggira sconsolato per le aule vuote e inutili (Camera e Senato), sbraitando, dimenandosi come un ossesso, nel disperato tentativo di dimostrare di esistere, di esserci.

E come lo fa? Con parole, parole, dichiarazioni, slogan elettorali, contrapposizioni, scontri mediatici, utili solo a riempire le cronache e fare il gioco dei giornali e delle tv. Tanto la corda è tirata da altre capitali, da altri centri decisionali, da altre centrali.
E il guaio è che i vari Salvini, Meloni, Conte, Letta, lo sanno perfettamente. Ma devono sottostare, per carriera, opportunismo, calcoli di bottega e mera sopravvivenza, allo spartito. Col risultato che sono la parte destra e sinistra di un sistema che si sta rafforzando giorno dopo giorno, al punto da diventare inattaccabile, indiscutibile.
E’ il vulnus della Repubblica italiana. Dopo la stagione dei politici abbiamo avuto i tecnici alla Monti, poi i nuovi (populisti e sovranisti), ora abbiamo il mix “super tecnici-soloni in camice bianco”. Il governo Draghi rappresenta la conclusione di un processo partito da lontano. Si chiama commissariamento della politica (che indubbiamente ha e ha avuto le sue colpe), e sua sostituzione con caste dall’alto di cosiddetti competenti e appartenenti a lobby multinazionali e cosmopolite.

Del resto, lo abbiamo sempre scritto e intuito. I populismi, che danno la spallata alla politica classica, col pretesto della corruzione, sono di regola (buttando il bambino con l’acqua sporca), l’apripista del superamento stesso della politica. Draghi non solo ha mutato il bipolarismo “destra-sinistra”, aggiornato fino a ieri in “alto-basso”, ma ha obbligato tutti a una convergenza centrista che poi è la sua maggioranza parlamentare e forse un giorno la sua maggioranza presidenziale.

Quelli che decidono, che contano veramente sono i sodali di Draghi: banchieri, tecnocrati, manager. Gli altri, sempre importanti, sono amici personali di Draghi (più che indisciplinati nei confronti dei loro partiti di riferimento), come Giorgetti e Brunetta. Gli altri ancora, sono marginali e lasciati liberi agli infantilismi ideologici. Tanto sono periferici e irrilevanti. Una cornice.
Al potere ci sono l’economia, la tecnologia, la sanità, che hanno stretto un matrimonio indissolubile, gradito a Bruxelles.

Alla politica resta una presenza virtuale, caricaturale, soltanto per illudere la gente che ci sia un minimo consenso e una minima ortodossia parlamentare-istituzionale.
Un binario precostituito che i Salvini, i Letta e i Conte devono obbligatoriamente percorrere. E allora? Starnazzano come le oche del Campidoglio, per rincuorare i loro target, nell’illusione di aumentare il loro sempre più effimero potere contrattuale e spazio marketing vitale. Usano gli argomenti, ma non ci credono oppure accettano che il potere non c’entri con loro.
Il sì al Recovery, per caso, è passato attraverso una discussione seria, lunga, approfondita in Aula, rispettosa delle prerogative costituzionali? Il ddl Zan, lo ius soli, l’immigrazione, sono temi che hanno interessano realmente Palazzo Chigi? Green Pass, vaccinazione obbligatoria, Italia nazione-primato per sperimentazione vaccinale, sono stati discussi dai partner di maggioranza? I decreti legge di Draghi, sono stati votati all’unanimità nei Cdm o oggetto di approfondimenti e votazioni articolate? Per carità.

Noi siamo abituati a fasi diverse, e a corsi e ricorsi storici: momenti in cui la politica è stata forte e momenti in cui al suo posto sono intervenuti altri soggetti egemoni, come la magistratura, l’economia, ora Big Pharma.
L’auspicio di centro-destra e centro-sinistra è che con le prossime amministrative e con la scadenza naturale della legislatura del 2023 possa tornare il tempo della politica. E’ appunto una speranza. Intanto ora al governo c’è Speranza e ai partiti doc non resta che limitarsi alla parodia della politica.

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