Cirinnà. La famiglia naturale in tv, da vita di m… a stereotipo distorsivo

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L’8 marzo 2019 la senatrice del Pd, Monica Cirinnà, icona delle battaglie Lgbt, è balzata agli onori delle cronache con un cartello emblematico e offensivo, non solo espressione di un pericoloso pensiero unico, ma anche delle problematiche psicologiche che sono all’origine di certe posizioni personali, quando esulano dalla corretta dialettica e dal rispetto democratico: “Dio-patria-Famiglia, che vita di m…rda”.

E infatti, l’azione e le scelte della senatrice e del mondo che rappresenta, sono e continuano ad essere all’insegna della demolizione della famiglia naturale, così come sancita dalla Costituzione. Sì, perché l’effetto della narrazione ideologica ossessiva che stiamo subendo ormai da decenni è che in Italia sembra si contrappongano unicamente due visioni di famiglia: quella chiamata “tradizionale”, simbolo di passato, medioevo, nonni, prevaricazione, maschilismo, e la famiglia “moderna”, quella allargata, arcobaleno, composta da un solo membro, o omosessuale, che rivendica gli stessi spazi e diritti della prima (dai matrimoni ai figli). Rivendicazioni sinonimo di progresso e civiltà.
Invece, dati e carta costituzionale alla mano, lo scontro, il confronto è solo tra due modelli in campo assai diversi e incompatibili: la “famiglia naturale”, come prevista dall’articolo 29 della Costituzione, che non la definisce, ma la riconosce in quanto realtà preesistente allo Stato, e le “formazioni sociali”, stabilite dalla legge sulle unioni civili, prima firmataria appunto, la Cirinnà.

Cirinnà che non smette di fare crociate. L’ultima è un disegno di legge presentato nel 2018 e che viene discusso ora in Commissione Affari Costituzionali, come se fosse una priorità per il governo Draghi che, ricordiamolo, è nato per ben altri motivi: gestire il virus e i soldi del Recovery. Ma, in linea con la guerra solo mediatica che sta facendo Letta per dimostrare di esistere, prendere un po’ di voti, e giustificare la compresenza nella medesima maggioranza degli odiati leghisti, la Cirinnà ha pensato bene di insistere sull’argomento. Certamente per ritagliarsi un nuovo spazio, una nuova visibilità anti-Ddl Pillon.

Il perimetro del disegno di questo provvedimento in cantiere è coerente con la strategia inaugurata dai radicali: si parte da un episodio che ha colpito emotivamente l’opinione pubblica, si strumentalizza un tema sensibile a 360 gradi, che gode del consenso unanime (chi è mai contrario al bullismo, alla violenza domestica da parte di molti uomini?), per arrivare ad un altro scopo: regolamentare le pubblicità nei mezzi di comunicazione, “evitando gli stereotipi familiari”, considerati “distorsivi”. Che poi, sono i valori di fondo della famiglia naturale: la differenza tra uomo e donna, la vita che nasce solo da un maschio e una femmina, le identità biologiche secondo natura, l’insostituibile ruolo autorevole dei padri che oggi latitano e delle madri. Arrivando a definire quindi, stereotipo scelte che se non sono obbligate sono assolutamente legittime, come preferire l’educazione dei figli al lavoro, concentrare la propria vita sui figli da far nascere e crescere etc.
Sulla strumentalizzazione commerciale del corpo femminile siamo d’accordo, ma bombardare la famiglia naturale, vuol dire che siamo alla discriminazione laicista, alla dittatura del relativismo.

E’ da tempo che la famiglia, per il politicamente e culturalmente corretto, è il luogo di ogni tortura (Amore Criminale docet), di ogni vessazione, di ogni ipocrisia, dei femminicidi, mentre le famiglie allargate, le famiglie gay sono per definizione luoghi di felicità e di libertà. Basti vedere tutti i film e molte fiction tv per rendersene conto: gli uomini di colore sono tutti allegri e simpatici, i gay tutti intelligenti e sensibili, gli eterosessuali a mezzadria tra beceri, violenti, egoisti e antropologicamente camorristi. Al massino confusi e in perenne crisi di identità.

Se vogliamo vivere veramente in un paese civile e moderno, questi sono i veri stereotipi, non quelli del nostro patrimonio identitario. E non ci deve essere differenza tra i generi. Un cretino è cretino, o delinquente, sia se è omosessuale, sia etero, bianco o di colore.
E meno male che l’Europa e l’Italia civile hanno accusato Orban di fascismo, in quanto reo di aver impedito i temi Lgbt nelle scuole. Ormai è chiaro: in ogni critica c’è un’autobiografia. La Cirinnà vuole fare a rovescio quello che fa Orban in Ungheria. Infatti Monica fa rima con un impegno talare rovesciato (se cambiamo una lettera). Rispetto per le sue idee, ma ogni atto liberticida in nome della libertà va combattuto. Almeno finché restiamo in democrazia. Una prova? Solo Borgonovo su La Verità ha parlato di questo Dl.

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