Prodi nega aspirazioni sul Colle ma cerca l’assist con Berlusconi. Manovre in corso?

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“Excusatio non petita, accusatio manifesta”, ovvero la difesa non richiesta è una chiara prova che si è colpevoli. E allora ecco che nasce il legittimo sospetto che nell’escludere una volontà all’origine, ci sia in realtà la ferma volontà di perseguire quell’obiettivo.

E’ quello che viene istintivamente da pensare leggendo l’intervista rilasciata dall’ex premier, e padre del centrosinistra modello Ulivo, Romano Prodi al Corriere della Sera nella quale dichiara: ““Nel voto del 2022 per il Quirinale starò a guardare”.

Qualcuno lo ha candidato? Qualcuno ha avanzato il suo nome come possibile successore di Sergio Mattarella? No, ma tanto vale mettere le mani avanti, tanto per tornare dai campi come Cincinnato ci sarà sempre tempo.

Il fatto è che Prodi fu già candidato al Colle nel 2013 quando poi fu chiesto a Giorgio Napolitano di accettare un secondo mandato in forza dello stallo che si era venuto a creare. Il professore fu impallinato dai franchi tiratori della stessa maggioranza che lo aveva proposto, il centrosinistra, che in precedenza aveva impallinato anche il povero Franco Marini. A proposito di quella impallinatura Prodi commenta: ““Non c’era bisogno del no di Berlusconi per farmi mancare i voti nel 2013. Con la bocciatura al Quirinale non ci sono problemi, non era cosa che facessi il Capo dello Stato, tutto qui. Debbo anche aggiungere che gli anni successivi sono stati tra i più felici della mia vita”. Della serie “mi brucia ancora”, e come mi brucia…..

Insomma, Prodi smentisce qualsiasi aspirazione per ciò che riguarda la Presidenza della Repubblica, ed è anche logico che lo faccia dopo quanto avvenuto otto anni fa. Eppure ci sono dei segnali che lascerebbero intuire come una residua speranza ci possa invece essere. Indizi che fornisce per esempio il quotidiano Il Giornale di Augusto Minzolini, legittimamente insospettito da alcuni insoliti complimenti rivolti all’antico avversario Silvio Berlusconi.

Febbraio è troppo vicino e Mario Draghi potrebbe non essere nelle condizioni di salire al Colle lasciando l’azione di governo a metà, visto che difficilmente per quella data sarà stata completata la mission dell’ex presidente Bce a Palazzo Chigi; c’è da gestire e completare la delicata partita delle riforme strettamente collegata a quella del Recovery Fund. E allora potrebbe rendersi necessario guardare in altre direzioni, ovvero ad una candidatura super partes che possa in qualche misura rappresentare la maggioranza parlamentare che supporta il governo.

Così ecco che Prodi dice riferito al nemico di sempre: “Berlusconi dopo la caduta del Muro di Berlino riuscì a riunire i moderati creando il centrodestra. Helmut Kohl lo accolse nel partito popolare europeo e io gli chiesi che stava facendo: ma aveva ragione lui. Fi oggi è una forza europeista”. Incredibile, Prodi arriva ad ammettere di aver sbagliato giudizio su Berlusconi e di aver commesso un errore ad opporsi all’ingresso di Forza Italia nel Ppe, e poco importa se per anni sia stato invece raffigurato come il male assoluto.

Non solo; proprio da parte dei cattolici di sinistra si è sempre cercato di smontare la narrazione berlusconiana della continuità fra Forza Italia e la storia del popolarismo italiano ed europeo, gridando allo scandalo ogni volta che il Cavaliere aveva l’ardire di citare Alcide De Gasperi come modello da seguire. Oggi arriva niente meno Prodi ad elevare Berlusconi a “creatura di Helmut Kohl”, quasi il suo prodotto più riuscito.

E allora Prodi probabilmente se ne starà pure alla finestra, ma che la partita del Colle non gli interessi convince molto poco. Poi è ovvio che dovranno essere gli altri ad andare da lui con il cappello in mano a pregarlo di accettare un incarico così gravoso, che stavolta state certi accetterà soltanto dopo avere avuto la garanzia della più ampia e solida maggioranza.

Certo è che non sarà il solo esponente del campo moderato a sperare in un no di Draghi e di un’indisponibilità ferrea di Mattarella a ripetere il precedente di Napolitano. Anche altri aspettano come lui alla finestra l’evolversi degli eventi senza esporsi pericolosamente. Berlusconi, problemi di salute a parte, sul Quirinale ci ha sempre puntato e forse un pensierino non mancherà di farcelo neanche stavolta; eppoi non è da escludere la “carta Casini”. L’ex presidente della Camera è molto vicino a Matteo Renzi, gravita nell’orbita centrista del Pd, ma  ha mantenuto ottimi rapporti con Berlusconi di cui è stato alleato nel centrodestra per più di vent’anni. Insomma le sorprese potrebbero non mancare.

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