La Lega perde pezzi, se ne va la Donato che avverte: “Non sono sola”

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L’avevamo intervistata il 10 settembre scorso. Francesca Donato, parlamentare europeo della Lega aveva espresso tutta la sua contrarietà, sia all’obbligo vaccinale che al green pass. Quando le abbiamo chiesto se non si sentiva a disagio in un partito dove ministri e governatori la pensavano in maniera completamente opposta alla sua, così ci aveva risposto: “I governatori sono liberi di decidere sul loro territorio e non hanno la competenza per dettare la linea al partito. Questo compito spetta al segretario nazionale, ovvero a Matteo Salvini, che non ha mai messo al bando nessuno. Anzi, ha sempre espresso contrarietà nei confronti degli obblighi, e quindi né io né i miei colleghi che con me portano avanti la linea della libertà di scelta, ci siamo mai sentiti eretici o imbavagliati da qualcuno. Siamo liberissimi di esprimere le nostre opinioni, ovviamente in modo argomentato e con un approccio sempre propositivo. Se poi riprendere i dati e le considerazioni di autorevoli scienziati di fama internazionale o quegli degli organismi sanitari accreditati significa essere eretici, vorrà dire che lo diventeremo”.

A distanza di dieci giorni Francesca Donato ha preso atto che le sue posizioni non hanno più cittadinanza nel Carroccio e ha deciso di sbattere la porta. E il suo addio è anche un attacco indiretto nei confronti di Matteo Salvini, accusato di farsi dettare la linea dal ministro Giancarlo Giorgetti. “La mia scelta – ha spiegato – è maturata dopo mesi in cui i valori in cui credo fermamente, quelli dell’uguaglianza, della libertà individuale e della dignità umana, sono stati sempre più calpestati dai provvedimenti presi dal governo Draghi, di cui la Lega fa parte”.

Poi in un’intervista a Repubblica ha aggiunto: “Ho parlato puntualmente con Salvini del mio disagio, ma il segretario si trova in una posizione delicata. Rappresenta un partito con diverse anime, ma c’è una prevalenza della linea dei presidenti di Regione e dei ministri, capeggiati da Giorgetti, a favore delle scelte del governo Draghi. Il segretario ha cercato di dare forza a quanti, come me, giudicano che le decisioni sul green pass siano sproporzionate e inadeguate. Se è finito in minoranza? All’interno della segreteria del partito pare che sia così”.

Ma sarà l’unica a lasciare il partito? “Non pensate che le voci contrarie alla linea pro-governo, fra gli eletti, siano sono quelle di Borghi, Bagnai o Siri. C’è un forte dissenso interno che, laddove non sarà composto, non potrà che emergere: potrà verificarsi pure una scissione”.

Sarà davvero così? C’è aria di scissione nella Lega? Molto dipenderà dai risultati delle elezioni amministrative. C’è chi ritiene che un chiarimento nel partito ci dovrà essere visto che ad oggi è apparso chiaro a tutti come la Lega parli a più voci e quel che è peggio, non sempre la voce più ascoltata è quella del segretario. E’ evidente che l’ala governativa vedrebbe di buon occhio l’uscita dell’ala cosiddetta sovranista che porta avanti una linea di lotta che mal si concilia con quella istituzionale. Lo stesso segretario del Pd Enrico Letta, nei giorni scorsi, attaccando Salvini si è complimentato con Giorgetti e quanti nel Carroccio hanno assunto posizioni contrarie a quelle del segretario su vaccini e green pass. Una Lega con cui a quanto pare i dem dialogano volentieri.

Un equivoco quello delle due leghe che dovrà presto essere chiarito. I risultati delle amministrative potrebbero accelerare questo processo. Non a caso da tempo si parla di indire un congresso per definire la linea politica e mettere al bando il dissenso. Congresso chiesto a gran voce dai governatori e dagli amministratori del Nord per mettere nero su bianco che la linea del partito è moderata, europeista e liberale. Il contrario insomma del “salvinismo” fin qui conosciuto

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