La partita del Colle e le ambizioni di Draghi

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La curiosità è forte nel passaggio a cui assisteremo a febbraio 2022, ossia tra poco più di quattro mesi con l’elezione del nuovo Capo dello Stato.

Mattarella ha dichiarato più volte che non è disponibile ad un mandato a termine. Lo ha ripetuto più volte in alcune uscite pubbliche mentre Draghi non parla come è il suo solito trincerandosi nel rispetto dell’istituzione del Capo dello Stato e di Sergio Mattarella.
Molti partiti politici, ma soprattutto la stragrande maggioranza dei parlamentari, con la nuova riforma costituzionale, che vedrà una riduzione drastica dei parlamentari, non hanno alcuna intenzione di andare ad elezioni anticipate. Molti parlamentari non verrebbero rieletti e una proroga della scadenza del settennato di Mattarella potrebbe essere una soluzione sino al 2023 per poi, con le dimissioni, aprire le porte del Quirinale a Mario Draghi.

Tuttavia il mandato a termine per molti costituzionalisti sarebbe gravemente incostituzionale perché non previsto dalla Carta. A quel punto Draghi dovrà fare una scelta; o continuare nel ruolo di presidente del Consiglio sino al 2023 e fare le riforme promesse, oppure accettare di trasferirsi al Colle in un ruolo che non è politico ma di garanzia, e quindi non potrà sollecitare indirizzi politici come qualcuno sostiene ignorando la Costituzione.

Se Draghi salirà al Quirinale sarà chiaro a tutti che la gestione del Recovery plan e le riforme non procrastinabili erano solo una perfetta balla. L’ autunno vedrà impegnato il Parlamento, come sempre, nel lungo percorso della legge di Stabilità e si farà ben poco su altri versanti come nel campo delle vere riforme.
Il partito del rinvio è stato sempre maggioritario ed è impensabile che in questa legislatura, ad un anno dalle elezioni, si possa trovare la quadra per un governo di fine legislatura. Nessun governo sarà possibile e nessuna riforma elettorale verrà licenziata dal Parlamento. Si voterà con il Rosatellum dove i parlamentari verranno nominati dai rispettivi capi partito e solo a quest’ultimi risponderanno e non agli elettori.
Tutto questo grazie ad una politica commissariata, poco credibile e inconcludente.

di Amedeo Giustini

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