Lega nel vortice delle chat: “Ormai meglio la scissione”

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“Non ho timori per l’unità del partito e chi va lo ringrazio, lo saluto e tanti auguri”. Così Matteo Savini ha commentato l’uscita dalla Lega dell’europarlamentare Francesca Donato che ha denunciato come nel partito ormai comandi Giancarlo Giorgetti in accordo con Mario Draghi, e non più il segretario.

Salvini liquida la questione come irrilevante, chiaramente infastidito dalla presa di posizione dell’europarlamentare, arrivata per giunta nel mezzo di una campagna elettorale delicata e difficile. Un’irritazione facilmente percepibile nelle parole del leader, che la butta sull’ironia anche in relazione ai dissidi con il suo numero due, Giorgetti per l’appunto. “Io sono milanista e lui è juventino, solo il tifo ci divide” risponde ai cronisti.

Ma Repubblica rivela come dentro il Carroccio la tensione sia ormai alle stelle, tenuta nascosta soltanto per esigenze elettorali. Il quotidiano rivela di chat interne in cui da ieri si parlerebbe a viso aperto di scissione.

Nella Lega ormai esisterebbero due fazioni ben distinte; i salviniani, ovvero tutta l’area dei sovranisti che oltre ai ben noti Borghi, Bagnai  e Siri comprenderebbe anche larga parte degli eurodeputati, in primis il capogruppo a Strasburgo Marco Zanni; dall’altra Giorgetti con i governatori del Nord, Zaia, Fontana e Fedriga, ma anche parte della vecchia Lega, quella di Bossi e Maroni, che come è noto non ha mai condiviso la svolta antieuropeista di Salvini.

Da giorni Salvini sta mettendo a tacere le voci di dissidi interni spostando l’attenzione dai temi divisivi, green pass e vaccini, e martellando su immigrazione, riforma del catasto, reddito di cittadinanza, abbassamento delle tasse, temi che servono a ricompattare l’elettorato e che non provocano prese di distanza da chi ormai è allineato al verbo draghiano.

Nelle chat interne pare si sia fatto esplicito riferimento ad una resa dei conti subito dopo le amministrative, che potrebbe addirittura portare parte del gruppo parlamentare a rivedere il sostegno al governo Draghi o quantomeno ad imporre un cambio di passo dell’esecutivo.

Alla Donato Salvini nelle chat sembrerebbe rimproverare la “pugnalata alle spalle”. ” Ma la settimana scorsa non mi avevi scritto che l’ultima cosa che volevi fare fosse nuocermi?” scrive il leader alla fuoriuscita che sempre in chat risponde: “Non me la sento di tacere e stare a guardare”.

Un regalo insomma ai “nemici interni” (Giorgetti e company per l’appunto) che non vedrebbero l’ora di indebolire la leadership di Salvini. Ma a dare manforte alla parlamentare europea sarebbero arrivati altri colleghi che avrebbero chiaramente fatto capire al segretario che, stando così le cose, sarebbe ormai auspicabile separare i propri destini da quelli dei governisti. 

In più Fratelli d’Italia sarebbe pronta a spalancare le porte agli scontenti del Carroccio, dall’ex sottosegretario Durigon deluso per essere stato scaricato senza troppi complimenti per togliere da ogni imbarazzo il premier Draghi, alla stessa Donato.

Il fatto è che Salvini fino ad oggi è riuscito a mantenere i piedi in due staffe, mostrandosi leale a Draghi ma strizzando l’occhio alle piazze. E, stando ai rumors, avrebbe in qualche modo coperto i vari Borghi, Bagnai, Siri e company proprio per non lasciare il monopolio delle proteste anti green pass alla Meloni. Proteste che ormai non riguardano più l’essere favorevoli o meno ai vaccini, ma il futuro stesso della democrazia e la perdita di diritti fondamentali di libertà. Un equilibrismo quello di Salvini che potrebbe non bastare più di fronte ad un malcontento che sta crescendo a dismisura da una parte come dall’altra. E lo scontro aperto con Giorgetti, al di là del tifo calcistico, appare sempre più inevitabile.

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