Vaccini, finestra di Overton e teoria della rana bollita

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Finestra di Overton e teoria della “rana bollita” insieme. Cosa vuol dire? Persuadere, rendere accettabile, commestibile una semplice teoria, una mera opzione (trasformandola in dogma religioso, inattaccabile, indiscutibile), e farlo gradualmente, spostando sempre più avanti il paletto dei contenuti. La rana dentro una bacinella, infatti, con l’acqua che si scalda in progress, passa dolcemente dal piacere del tepore alla morte. Quando è troppo tardi, non ha più la forza di reagire. E’ troppo debole.

Questo sta avvenendo oggi con drammatica scientificità. Ripetiamo all’infinito, nessuno nega il virus, né l’importanza dello strumento-vaccino (che magari andrebbe appaiato, affiancato da altre cure che hanno dimostrato di funzionare). Ciò che non condividiamo è la “militarizzazione della campagna vaccinale” e l’impianto “etico mediatico” costruito intorno, che ha codificato e imposto, un pensiero unico, basato sullo schema “bene-male”, “amico-nemico” (vaccinati e non vaccinati), verità-capro espiatorio.

Quello che non accettiamo, inoltre, è la comunicazione religiosa dietro il vaccino (il vaccino è un atto di scienza, non di fede); colpa di una politica che ha lasciato la palla agli esperti, costringendoli a parlare da sacerdoti e non da scienziati, con un linguaggio empirico, come è la scienza, che dà indicazioni, suggerimenti, consigli, non ordini, certezze assolute. Una materia che si basa su studi perfettibili, sperimentazioni, documenti smentiti da analisi successive.

Vediamo di entrare nel dettaglio. Tanto per capire le tecniche di una comunicazione etico-sanitaria (sia dei media, del governo, sia dei soggetti coinvolti, spesso con collusioni forti con Big Pharma), che sapeva perfettamente dove voleva andare a parare.
Prima abbiamo assistito a una comunicazione terroristica e terrorizzante sul numero dei morti e dei contagi. Poi, a una comunicazione salvifica, fondata sul dio vaccino. Grande dramma, grande aspettativa. Tutto questo ha fatto scattare nelle persone la legittima paura della morte e la richiesta di affidarsi totalmente alla scienza e allo Stato, con la nuova missione non di curare, ma salvare, garantire l’eterna salute. Un tempo c’era la religione a spiegare i limiti, il senso della vita, delle malattie, nel quadro di una dimensione trascendente (la salvezza).

In epoca secolarizzata, materialista ed atea, dalla “religione dell’anima” siamo passati alla “religione del corpo”. Dove solo questa vita conta e le medicine sono diventate l’unguento miracoloso che ci deve assicurare la vita eterna. Questo non vuol dire non curare, non mettere al servizio la sanità per la salute pubblica (il giuramento di Ippocrate), ma qui gli schemi sono tutti saltati.

Andiamo avanti: quotidianamente le trasmissioni tv, i titoli e gli articoli dei giornali, le dichiarazioni pubbliche, sono state all’insegna del medesimo ossessivo repertorio. Mai una trasmissione che parlasse dei morti “dopo” il vaccino.
E quando intellettuali, studiosi, medici alternativi, politici liberi, hanno iniziato a contestare la narrazione unica, è uscita fuori la vera faccia del sistema. Altro che convincere i non vaccinati (dipinti sistematicamente come paurosi o eversivi), ma indifferenza, ostilità, ridicolizzazione, macchiettizzazione, delegittimazione etnica. Così ha fatto il sottosegretario Sileri, contraddetto dalla europarlamentare Donato; così ha fatto il professor Galli, di fronte alle obiezioni di un esperto di comunicazione sanitaria.

Prima i vaccini non dovevano mischiarsi. Poi abbiamo scoperto (pure per le note vicende che hanno riguardato AstraZeneca con relative disdette), che la vaccinazione eterologa è addirittura migliore di quella omologa. Prima i vaccini garantivano tutto, poi abbiamo scoperto (ammesso sempre a mezza bocca dai diretti interessati), che erano e sono deboli di fronte alle varianti. Poi abbiamo scoperto che pure i vaccinati contagiano, si contagiano e si ammalano. E che le varianti dipendono dal virus che si modifica, quando incontra una resistenza.
Prima sembravamo l’ultimo paese al mondo a vaccinarsi, ora scopriamo che siamo il primo esempio sperimentale di massa su politiche sanitarie e green pass, che nemmeno la Ue impone e che vede molti altri paesi europei marciare in direzione opposta.

E adesso siamo quasi alla farsa. Prima ci hanno detto che il vaccino copriva il virus, ora “gradualmente”, in omaggio al teorema dei richiami, scopriamo che la copertura è sempre più debole. Pfizer dopo 4 mesi copre appena il 77%. E perché continuano a spingerlo? Sergio Abrignani, immunologo della Statale e membro del Cts, ha svelato l’arcano: “Si è visto che le due dosi di vaccino inducono una risposta immunitaria di breve durata e che quindi la protezione dopo 6-8 mesi si riduce dal 90% al 60%. Col terzo richiamo, speriamo che l’efficacia sia riportata ai livelli iniziali e che sia duratura per anni”.
Capito? Terzo richiamo, ripartono dai fragili e poi estenderanno a tutti. Bambini compresi, quelli che vanno dai 5 agli 11 anni (studio Pfizer).

Insomma, siamo condannati a non uscirne più. E già dicono che i vaccini anti-varianti, dovranno essere come quelli contro l’influenza: uno all’anno. Tanto ci sarà sempre una nuova variante che buca i vaccini: la Mu?
Delle due l’una (la scelta è della politica): o pensiamo a una società disinfettata, sempre più debole e bisognosa di vaccini, o studiamo una strategia a 360 gradi che comprenda cure alternative, domiciliari (monoclonali etc).

Ultima domanda: è il vaccino che alimenta il profitto o il profitto che alimenta il vaccino? Ai posteri l’ardua sentenza. Un dubbio che si collega al mai domo tentativo da parte della politica di controllare il popolo usando ogni emergenza, come dice Cacciari (si pensi all’estensione dei poteri speciali che, anche qui, vede l’Italia come modello unico).
Ma gli italiani faranno e finiranno come la rana?

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