Decreto green pass in Gazzetta, tutte le contraddizioni e anomalie

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Tamponi ogni 72 ore (non più 48) e green pass valido dodici mesi (non più nove) per chi ha completato il ciclo vaccinale ed è guarito dal Covid.

Sono questi i provvedimenti contenuti nel decreto green pass pubblicato in Gazzetta Ufficiale e in vigore a partire dal 15 ottobre; si tratta delle nuove decisioni che ha adottato il governo per tornare alla normalità, arginando la diffusione del virus e obbligando i dipendenti pubblici e privati a dotarsi del certificato verde per lavorare. Che come è noto si può ottenere con la prima dose di vaccino, con il tampone negativo e con l’avvenuta guarigione. Ma sui tempi di validità del green pass e dei tamponi si sono create profonde divisioni nella comunità scientifica, come dimostrano le critiche rivolte due giorni fa dal professor Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all’Università di Padova. 

Paradossalmente quella politica che fino ad oggi ha abdicato il suo ruolo facendosi dettare l’agenda di governo dai cosiddetti “soloni in camice bianco”, oggi finisce nel mirino degli stessi, accusata di decidere senza basi scientifiche. In pratica si contesta al governo di aver stabilito per legge i tempi di incubazione del virus e di aver creato con il green pass un falso strumento di sicurezza.

Ecco cosa ha detto Crisanti intervistato a La7: “Praticamente si impone per legge quant’è il periodo di incubazione del virus, della malattia. Non esistono dimostrazioni che un tampone fatto 72 ore prima certifichi che quella persona è negativa”. E ancora: “Se l’obiettivo del green pass è creare ambienti sicuri è sbagliato prolungare ad un anno la sua validità perché i dati di Israele ci dimostrano che i vaccinati a sei mesi trasmettono”.

Insomma, per il virologo è tutto sbagliato, tutto da rifare. Ma allora perché dal governo ci ripetono che il green pass è l’unico strumento utile per riacquistare la piena libertà? L’unico modo per creare ambienti sicuri in cui impedire la circolazione del virus? Ma se anche il vaccinato può contagiarsi e contagiare che senso ha prolungarne l’efficacia se non dà nessuna garanzia? O meglio, certifica soltanto che il soggetto è vaccinato ma non se in quel preciso momento in cui entra nel ristorante, nel cinema, in teatro, ovunque, non possa essere positivo, magari asintomatico proprio grazie ai vaccini.

La risposta è che se tutti sono vaccinati la circolazione del virus sarà comunque limitata, e anche in caso di contagio le conseguenze saranno, nella stragrande maggioranza dei casi lievi, alla stregua di una semplice influenza. Ma la sensazione è che il governo proceda a tentativi, in attesa magari di trovare conferma alle proprie convinzioni; che a questo punto non si basano neanche più sulle evidenze scientifiche che finora sono state la stella cometa che ha supportato chiusure, zone rosse, gialle e arancioni, limitazioni agli spostamenti ecc.,se gli esperti stessi sono i primi a riconoscere che questi provvedimenti non hanno senso. 

Altra anomalia riguarda poi il regime delle sanzioni. Per i lavoratori sprovvisti di green pass era stato escluso da subito il licenziamento, ma inizialmente nella prima bozza del decreto si parlava espressamente di sospensione dal lavoro. Ora magicamente in Gazzetta scompare anche questo tipo di sanzione sostituita dalla sospensione dello stipendio. Chi non sarà in grado di esibire il green pass, risulterà assente ingiustificato e, fin dal primo giorno, andrà incontro alla sospensione dello stipendio, fino a quando non avrà il certificato. Il bello è che il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri ammette chiaramente che in pratica non è cambiato nulla. “È stata tolta la sospensione ma l’efficacia del provvedimento rimane esattamente la stessa. Il lavoro deve essere tutelato senza ombra di dubbio”. Ma se si sospende un lavoratore dallo stipendio, non è come sospenderlo dal lavoro? Il dipendente non lavora per avere lo stipendio? O forse la sospensione dallo stipendio mette meglio al riparo da eventuali ricorsi? Cambiando la terminologia il risultato resta identico, ma forse non le conseguenze. Anche qui, dove sta la logica di un simile provvedimento?

Fra assenza di evidenze scientifiche e quadro normativo e costituzionale alquanto nebuloso, la sensazione è sempre più quella di un governo che brancola nel buio all’insegna del motto: “Io speriamo che me la cavo”.

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