Roma. Slogan elettorali (seconda puntata). I bocciati e i promossi

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Dopo aver valutato non proprio positivamente gli slogan elettorali di Lega, Fdi, Pd e 5Stelle, nelle persone dei loro candidati sindaci, (Michetti, Raggi e Gualtieri), passiamo agli altri.

Almeno sono più circostanziati, brillano per fantasia e non risentono di vecchi e logori schemi.
Ripetiamo, per chi non avesse letto qualche giorno fa, le ragioni di questa “bocciatura”.

La Raggi col suo “Avanti con Coraggio” ha dimostrato una bella faccia tosta. Ci vuole coraggio per andare avanti. Verso il baratro? Con lei al Campidoglio aspettiamoci un comune con l’assessorato ai rifiuti, ai cinghiali, all’inquinamento, ai disservizi e alle buche. Doveva almeno prendersela con le “mafie” capitali che a suo dire, le hanno impedito di moralizzare la città, di rivoluzionare le municipalizzate; cosa che non ha fatto, evidenziando il flop del grillismo di governo.

Gualtieri, dal canto suo, ha venduto unicamente un metodo e non una soluzione. “Roma. E tutti noi”, non è una proposta, ma una rassicurazione psicologica. Termometro dello stato confusionale in cui versa la sinistra da decenni, non più social-democratica, non più neo-post-comunista, non più laburista, clintoniana, forse solo radical.

La Lega, a forza di oscillare tra Salvini e Giorgetti, tra euroscettici e filo-europeisti, liberisti e statalisti, cattolici e laicisti, no-vax e sì vax, ha perso la memoria. Il suo slogan “Roma torni capitale”, dimostra un preoccupante vulnus risorgimentale (quando la capitale era Torino o Firenze). O forse, una malcelata nostalgia bossiana, quando la Padania imperava.

L’Italia del riscatto” poi, coniato da qualche luminare di Fdi, fa rima con “l’Italia del ricatto”, evocando trascorsi di cronaca (rapimenti, pagamenti, mafia etc), o risentimenti popolari, che mal si addicono al messaggio che il partito intende affermare. Ma di ripartenza non ne parla nessuno?

Più efficaci ed effervescenti i partiti considerati minori. Andrea Bernaudo dei liberisti, almeno se la prende con le caste, con la corruzione, col malgoverno, con lo schema ingessato destra-sinistra. Il suo “Liberiamo Roma”, esprime un movimento, una reazione a qualcosa. E’ già un punto mediatico.

Calenda è in linea con una sloganistica basata su pochissime parole, un verbo deideologizzato (l’ultima moda degli spin doctor), come il suo partito: Azione. Che anche qui, esprime solo un moto, uno strumento, un mezzo, non una prospettiva, una proposta. Il suo motto per le prossime amministrative romane è: “Roma sul serio”. Che vuol dire discostarsi dai “poco seri”, cioè tutto il resto del campionario politico (ma lui non è uscito dal Pd?), con una punta di superbia: l’auto-attribuzione della patente di unica e assoluta serietà.

Per non parlare delle sue frasi che girano sugli autobus: “Scegli un sindaco, non un partito”. Interessante strategia, con un solo appunto: Calenda guida un partito, e tutti al voto andranno a scegliere un sindaco. Dovrebbe chiarirsi le idee.

Il partito comunista di Rizzo, in controtendenza, ha scelto di non scegliere. Niente slogan, la forza del programma e dichiarazioni che delegittimano la casta, in particolare la Raggi. Sentite cosa dice la candidata sindaca del partito, la pasionaria-Atac Micaela Quintavalle: “L’unica cosa buona che ha fatto la Raggi è non aver rubato”.

Infine il Popolo della Famiglia. Partito, emanazione del Family Day, fondato da Mario Adinolfi che, con un tesoretto di centinaia di migliaia di voti in altre competizioni elettorali, ha pensato di spiccare il volo. Candidata sindaco è Fabiola Cenciotti, pilota, che appunto, si presenta con un programma in difesa della vita, della famiglia e dei più fragili, con lo slogan “Roma torna a volare”.
Una bella suggestione e una bella lezione a chi ha scritto “Roma torni capitale”. Torna a volare è futuro, torni capitale è passato.

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