Grande Reset. Basta collegare gestione etica della pandemia e Recovery

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Quando i media e i politici deridono, ironizzano, delegittimano il Grande Reset, nelle persone, ad esempio, di alcuni suoi importanti assertori (Fusaro, Bifarini), vuol dire almeno due cose: che temono i collegamenti “alti” degli eventi che ci stanno capitando sulla testa, oppure non capiscono proprio. Sono ottusi, limitati.

Questa seconda possibilità è da escludere (preferiamo parlare di malafede), visto che più o meno, giornalisti, intellettuali, parlamentari, economisti, docenti universitari, sono persone che magari la terza media l’hanno fatta (battuta). Discorso che non vale purtroppo per le nuove generazioni, che invece da tempo, hanno perso, perché glielo hanno fatto perdere, qualsiasi parametro oggettivo per distinguere nella realtà il bene dal male, il vero dal falso, il giusto dallo sbagliato. Se scuola, informazione, istituzioni si alleano, come accade da decenni, per impedire i rapporti storici di causa-effetto, dato l’impoverimento culturale che affligge la società, anche grazie ai social (informazione di pancia senza nessuna competenza, ma che paradossalmente in talune circostanze è diventata l’unico luogo di libertà e di controinformazione), non meravigliamoci se giovani e adulti sono attualmente “idioti”, nel significato letterale del termine: senza visione d’insieme, solo portatori di visioni personali egoistiche, private e domestiche (anomalia italiana, il familismo amorale).

Resta l’altra opzione: hanno paura dei collegamenti alti. Ad esempio, dove porta la gestione mondiale della pandemia? Ripetiamo, nessuno nega il virus o la necessità dei vaccini (magari accompagnati da strategie mediche complementari).
Quando si parla di disegni scritti a tavolino, configurati nelle segrete stanze dei Palazzi, c’è sempre da parte del mainstream la stessa risposta: “Vi rifate alla congiura massonica, come i Protocolli dei Savi di Sion”, un falso storico zarista (la congiura degli ebrei per possedere il mondo). A parte, la replica facile: se parliamo di fake news nessuno si salva, nemmeno gli Usa che hanno bombardato l’Iraq sulla base di una palese menzogna, altro che Protocolli dei Savi, molto peggio. Almeno lo zar difendeva il suo potere imperiale, in quel caso gli Usa e l’Occidente si sono imbarcati in una guerra continentale nel nome dell’esportazione della democrazia.

Ma tant’è. Il discorso del Grande Reset va impostato in modo non ideologico, ma strutturale. C’è una oggettiva contiguità e interconnessione tra poteri forti mondiali (la finanza, l’economia, la politica, le banche), che dialogano, si scontrano (la mancata nomina del professor Savona a ministro del governo gialloverde, è stata il frutto dello scontro tra finanza tedesca e inglese); poteri forti che legittimamente, dal loro punto di vista, mirano a realizzare un governo mondiale dell’economia. E l’ideologia che muove questo processo aggregante è il vecchio cosmopolitismo, il vecchio universalismo illuminista (l’uomo cittadino del mondo e quindi, l’etno-sostituzione). E’ evidente che il nemico di tale processo siano le sovranità nazionali, le economie nazionali, le identità storiche, culturali, religiose dei popoli.

Noi abbiamo avuto nella nostra storia recente, una tesi, con relativa narrazione dogmatico-religiosa (la globalizzazione), un’antitesi (il sovranismo come reazione). Adesso, considerando il suo tramonto (Trump non c’è più, i partiti sovranisti sono ovunque in netta flessione), la pandemia è diventata la sintesi, l’accelerazione per trasformare un mondo “in via di estinzione”.

Perché un dato è certo: le economie, il debito pubblico, il Welfare, le pensioni, stavano e stanno crollando. Niente dei modelli passati stava reggendo all’urto di una crisi spaventosa (economica, climatica, demografica etc), ingestibile. E allora, niente di meglio che la governance direttoriale del Covid per riscrivere senza controllo e opposizioni (si vedano i poteri speciali dei governi), le regole planetarie, la meta da raggiungere.
Questa è, infatti, nero su bianco, la genesi e la mission dello “Stato etico sanitario”, apripista di un nuovo ordine mondiale. Che cammina su 4 gambe: economia, finanza, sanità, tecnologia e informatica. Avendo nei media la sua amplificazione.

Ed è così che i poteri forti stanno commissariando la politica, le democrazie parlamentari, restringendo le libertà costituzionali (primato della salute) e il diritto al dissenso (etichettato come male, eversione, pazzia, paura).
Come mai nessuno lega poi, lo Stato etico sanitario ormai acquisito da noi e il Recovery? Pure qui, tanta narrazione mistica. Dietro i perimetri ideologici obbligati per avere i soldi, tra l’altro in gran parte a prestito e pochi a fondo perduto (Green Economy, digitalizzazione, intelligenza artificiale), e dietro le tecnicalità (riforme della giustizia, del bilancio, della pubblica amministrazione), cosa si cela? Qualcuno se l’è domandato?

Si nasconde un’omogeneità forzata con i valori di Bruxelles (la società modello-Ue, liberista-laicista). L’imposizione di un modello a 360 gradi. Che ha come obiettivo la compressione delle piccole e medie imprese, dei negozi, degli artigiani, dei ristoranti (guarda caso le categorie vessate dai Dpcm di Conte e dai Dl di Draghi), dei luoghi fisici della relazione sociale e umana (le redazioni, le fabbriche, le aziende: si chiama desocializzazione della comunità e dematerializzazione del lavoro), nel nome delle grandi reti di distribuzione (stile-Amazon), delle grandi catene (un mondo tutto digitalizzato in smart working: e i diritti dei lavoratori?).
Tutta fantasia? Basta leggere i documenti di certe fondazioni, di certe multinazionali, le risultanze di Davos, i discorsi congiunti e troppo simili dei Capi di Stato europei.

Un progetto che parte da Tangentopoli. In molti hanno creduto a una battaglia anti-corruzione, di moralizzazione della vita pubblica (la seconda puntata di questo film sono stati i grillini). Ma dietro l’antipolitica c’è solo il commissariamento della politica. E infatti, sono arrivati i tecnici, i soloni in camice bianco, i tecnocrati, i banchieri. E il capitalismo nazionale, l’economia pubblica, le sovranità monetarie, e i loro partiti di riferimento, hanno lasciato il posto a una nomenklatura politica totalmente inutile, gregaria, asservita alle lobby, alle privatizzazioni, alla svendita delle nazioni, al nuovo impero multinazionale.

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