Voto. Dopo i guai di destra, ora cominceranno quelli di sinistra

4 minuti di lettura

Al di là dei commenti enfatici, tronfi e gongolanti dei commentatori tv, dei giornalisti, dei direttori che contano, ascari e guru del sistema, degli intellettuali allineati, dei politici di sinistra, l’analisi dei risultati delle amministrative e la relativa soddisfazione ideologica circa il flop del centro-destra, dureranno poco.

Perché gradualmente e sempre di più, ci saranno tanti fattori a complicare i trionfalismi: la cronaca quotidiana delle scelte economiche e sanitarie di Draghi, con le ricadute del caso (così come saranno percepite dalle tasche della popolazione), la ricomposizione del centro-sinistra in vista della prossima stagione, che comincerà con l’elezione del capo dello Stato, per arrivare poi al voto nazionale, saranno una preoccupazione non da poco per Letta e soci.

Perché se Salvini e Meloni piangono, il centro-sinistra che verrà è destinato a non ridere.
Il centro-destra, indubbiamente ha problemi strutturali e culturali non da poco. Inutile da parte del Capitano attaccarsi ai piccoli comuni conquistati. Ed è altrettanto inutile, da parte della leader di Fdi, lamentarsi per lo spettacolo antifascista e il clima da caccia alle streghe organizzato dal mainstream per demonizzare chi si oppone al pensiero unico e al governissimo.
Se da una parte, il fascismo mediatico ha avvelenato gli ultimi giorni, è anche vero che non ha mobilitato né le masse di sinistra, già orientate a sinistra, né le masse anticomuniste, per reazione alla strategia da Anni Settanta, visto che comunque il tasso di astensione nei ballottaggi è addirittura aumentato.

Lega, Fdi e Fi hanno tre criticità endemiche da risolvere: il collante politico (sovranista, conservatore, sociale, liberale, europeista, euroscettico, statalista, liberista, cattolico, laico), la selezione della classe dirigente, assai carente e non da ieri, che non può essere surrogata da un falso civismo non percepito come forte e attrattivo, e una comunicazione omogenea che non può essere di lotta e di governo a giorni alterni.
Il centro-destra deve chiarirsi: vuole o non vuole rappresentare la reazione al Regime Covid, al no-Green-Pass, ai lavoratori di base, come i portuali di Trieste, e la contestazione alle decisioni di Draghi che sta commissariando la politica?
Se opta per posizioni più morbide, naturalmente pagherà pegno.

Il centro-sinistra dovrà organizzarsi per i prossimi appuntamenti. Se il centro-destra somma il proprio consenso, nonostante le divergenze e le contraddizioni interne, è ancora in pole position. Il centro-sinistra, per vincere, dovrà riesumare una sorta di Ulivo-2, un perimetro dove possano convivere sinistra doc e sinistra moderata.
Ma se pensiamo alla fine dei grillini, alla loro morte numerica, è difficile ritenere che un’area riformista composta da Letta e Conte possa vincere. E allora tornerà impellente il tema del centro, con un occhio di riguardo a Calenda e a Renzi. I quali, a loro volta, dovranno confrontarsi tra loro, per una visione comune.
g
Ma la partita da questo punto di vista è ancora aperta. E non è detto, che i due vadano obbligatoriamente a sinistra.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Calcio: Mls. Higuain verso divorzio con Inter Miami, ipotesi ritiro

Articolo successivo

Draghi “In Italia vaccinazione più spedita che nel resto d’Europa”

0  0,00