Sicilia, prove tecniche di grande centro. E Salvini “ritorna” da Le Pen

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Mentre il centrodestra ufficialmente ostenta compattezza dopo il vertice dei leader ma al netto delle spaccature dentro Forza Italia, in Sicilia vanno in scena le prove generali del grande centro. Forza Italia e Italia Viva hanno stretto sull’Isola una collaborazione politico elettorale con un incontro fra il coordinatore azzurro Gianfranco Micciché e il leader di Iv Matteo Renzi svoltosi in un ristorante a Firenze.

Non è la prima volta in verità che Micciché, forte dei consensi che ha sempre ottenuto in Sicilia (fu lui il campione del 61 a zero del 2001 quando il centrodestra portò a casa tutti i collegi), inventa formule politiche e alleanza inedite, anche in contrapposizione al centrodestra, ma alla fine ha sempre mantenuto la stima e la fiducia di Berlusconi che continua a sceglierlo come suo luogotenente in Sicilia.

Micciché ha tenuto a chiarire che si tratta di un accordo strettamente locale, ma la cosa non è piaciuta agli alleati del centrodestra, Fratelli d’Italia su tutti, che teme agguati nei confronti del governatore Nello Musumeci ad un anno dalle elezioni regionali che si svolgeranno l’autunno del 2022. Ma prima, in primavera, si dovrà eleggere il sindaco di Palermo e l’obiettivo tanto di Micciché che di Renzi è quello di mandare a casa Leoluca Orlando.

Le prove tecniche di grande centro hanno irritato sia il centrodestra che Carlo Calenda, il quale ha accusato Renzi di troppa ambiguità, alleandosi con Forza Italia in Sicilia e con i 5Stelle a Napoli. Micciché ci tiene a ribadire che Fi resta fedele all’alleanza di centrodestra ma fa altresì notare come a Palermo per vincere sia più utile Italia Viva che la Lega.

Insomma al centro qualcosa si muove e non a caso si parte dalla Sicilia che storicamente è un laboratorio di alleanze “inedite” e che non hanno mai seguito del tutto gli schemi nazionali.

Ma è ovvio che un’alleanza fra berlusconiani e renziani in Sicilia non potrà non avere ripercussioni sulla tenuta del centrodestra in vista delle prossime amministrative, specie se l’accordo dal Comune di Palermo dovesse poi estendersi anche alla Regione dove i rapporti fra Micciché e Musumeci non sono propriamente idilliaci. Lo dimostra lo scetticismo con cui il governatore di FdI ha accolto il patto definendolo “fantasia creativa”.

Ad ogni modo è ormai chiaro come in casa azzurra l’alleanza di centrodestra inizi ad andare stretta a troppi, ad iniziare dai ministri. Ieri infatti Brunetta e Carfagna sono intervenuti a dare manforte ai malumori manifestati dalla Gelmini irritando molto Berlusconi che pare abbia commentato: “Ma questi, che vogliono?”. Brunetta lo ha chiarito con un’intervista a Repubblica, in cui ribadisce che con l’opzione sovranista non si va da nessuna parte e che il centrodestra deve essere liberale ed europeista. Posizione difficilmente conciliabile però con le ultime iniziative di Salvini che nelle ultime ore ha addirittura rafforzato l’intesa in Europa con Marine Le Pen.

I due in videocollegamento hanno confermato la volontà di costruire un nuovo gruppo di centrodestra a Bruxelles, “che possa unire il meglio del gruppo Identità e Democrazia, dei Conservatori e del Ppe”. Progetto che definire utopico è poca cosa, ma utile a Salvini per non tagliare il cordone ombelicale che lo lega alle destre europee (come vuole del resto la maggioranza degli europarlamentari leghisti sostanzialmente euroscettici), ma al tempo stesso tenendo aperto il dialogo con i moderati (Berlusconi) e i conservatori (Meloni). Un modo neanche troppo originale per estendere il modello del centrodestra italiano in Europa. Non proprio ciò che vuole Berlusconi che proprio ieri auspicava l’allontanamento di Salvini dalla Le Pen e il graduale avvicinamento del Carroccio al Ppe. Viva il centrodestra unito.

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