Terza dose. Il mistero dei vaccini che perdono efficacia. Potevano dirlo subito?

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I misteri della fede. L’abbiamo detto più volte. Se vogliamo analizzare obiettivamente la gestione politica e la comunicazione ufficiale della pandemia, dobbiamo ricorrere alla Finestra di Overton e alla teoria della rana bollita. In soldoni, si dice una cosa, si determina l’effetto, e poi gradualmente si portano le persone nella direzione prestabilita dall’alto e prima. E quando queste persone capiscono, reagiscono, è troppo tardi. Siamo già alla fase successiva. Senza ritorno.

Se andiamo a ripercorrere tutte le tappe della vaccinazione, non possiamo non accorgerci che c’è stata una tempistica ben precisa con un finale altrettanto scontato: l’“eterna” vaccinazione. Italiani “eternamente” impauriti, colpevolizzati (se non seguono le regole), e continuamente sotto scacco.

Andiamo per ordine. Tralasciamo la demonizzazione etica, antropologica, sociale, umana e psicologica, perpetrata dal pensiero unico vaccinista e dal Palazzo, nei confronti dei no-vax e dei no-green pass (argomento da noi trattato diffusamente), e concentriamoci sul “mondo sì-vax”, sul suo apparato politico, culturale, sanitario, con annessa strategia obbligata che, alla prova dei fatti e dei numeri, risulta ormai purtroppo estremamente chiara.

Prima una comunicazione terrorizzante da parte degli esperti, assecondati da una politica totalmente incapace di esprimere una sua informazione autonoma che avrebbe dovuto conciliare emergenza, salute, libertà, economia e rassicurazione pubblica. Comunicazione terrorizzante cui ha fatto seguito una comunicazione salvifica: i vaccini sarebbero stati la salvezza del mondo, come il green-pass il passaporto per la libertà e la ripresa. Due strumenti a garanzia della nuova religione, basata sull’eterna salute. Come se lo Stato potesse garantirci l’immortalità.

Poi, lentamente, i vaccinati si sono accorti che anche dopo l’inoculazione del siero si ammalavano e si contagiavano ugualmente. La risposta del “Regime-Covid”, il nuovo pensiero unico, è stata, che comunque si ammalavano meno e più lievemente dei non vaccinati (dati smentiti da Israele, Inghilterra etc). Poi, di fronte alle prime morti dopo il vaccino, anche qui, il solito mantra ideologico (“benefici superiori ai rischi” “patologie pregresse”), incentrato su una nuova neo-lingua: morti che diventano “reazioni avverse”.

Ottenuto il quasi 90% dei vaccinati, si scopre a sorpresa che i vaccini perdono di efficacia. Un po’ come la storia del target da assegnare ad AstraZeneca: sotto-sopra i 60enni, ai giovani, poi ancora agli over 60. Un gioco a scacchi sulla pelle della gente e dei giovani che in massa si sono vaccinati agli open (solo in questi giorni qualche solone in camice bianco, ha ammesso che quegli open-day sono stati a rischio e sbagliati).

Domanda: se i vaccini perdono efficacia, prima fino a 8 mesi, poi fino a 6, ieri ci hanno detto fino a due, come mai il tanto amato-odiato green pass vale 9 mesi? Ciò vuol dire che per 3-4-7 mesi i vaccinati che ostentano questa patente di superiorità etica, o i disperati, che senza questo documento non possono lavorare, vivere, andare in giro, non sono coperti? E che paradossalmente combattono meglio il rischio di Covid, i tamponati?

Nessun problema: il “pensiero unico vaccinista” ha trovato l’ennesima risposta: la terza dose, con preferenza per i vaccinati con Johnson £ Johnson che, furbetti, pensavano di cavarsela con una sola dose. Devono essere puniti. Guarda caso, in vista di questa nuova indicazione-imposizione, i numeri degli ammalati risale e i titoli sono associati ovviamente alla terza dose in arrivo.
Conclusione: tutto vero o tutto descritto ad arte?
Ps: la spinta sarà per Pfizer e Moderna: costano di più.

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