Marco Rizzo (PC): “Pensioni, sindacati, Gp. Ecco come ci prendono in giro”

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Marco Rizzo

Marco Rizzo, leader del Partito Comunista, ha guidato la manifestazione organizzata sabato a Roma dal Comitato “27 febbraio”, nato proprio in seguito all’insediamento del governo Draghi per protestare contro l’unità nazionale costituitasi in Parlamento intorno all’uomo di Bruxelles. Una manifestazione che ha visto un’ampia partecipazione, pacifica e variegata, in cui si è ribadito il No a Draghi e al suo governo ma soprattutto il ritorno alla politica che da mesi è ormai commissariata.

Sabato in piazza per dire tanti No. A cosa in particolare?

“Questo governo sin dall’inizio ha avuto il favore della stampa e dei media ma adesso i nodi stanno venendo al pettine. Noi del comitato “27 febbraio” costituito pochi giorni dopo l’insediamento del governo avevamo spiegato quale sarebbe stata la rotta che Draghi avrebbe percorso. Non ci hanno ascoltati e ora le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti”

Tipo?

“Vogliamo parlare degli invalidi? E’ stato adottato nei loro confronti un provvedimento odioso. L’assegno di mantenimento di 287 euro non sarà più erogato ai lavoratori che hanno un’invalidità compresa fra il 74 e il 99% anche se la retribuzione percepita non supererà i 4931 euro annuali. Quindi un poveraccio che prende 287 euro al mese di mantenimento, cioè un’elemosina, se con un lavoretto saltuario arriva a guadagnare 100 euro al mese perderà l’intero assegno. Questa è una cosa decisamente vergognosa. Vogliamo continuare con le pensioni? Abbiamo visto tutti cosa stanno facendo. Quota 100 è stata superata e si è assistito ad un indecoroso balletto delle cifre, 102, 103, 104, nel ridicolo gioco delle parti con la Lega che fa sempre finta di alzare la voce quando invece è già d’accordo con Draghi su tutto. Non dimentichiamo poi che da domani partiranno 60milioni di cartelle esattoriali che erano state bloccate per via del Covid”.

Intanto la tensione sociale è alle stelle e le piazze sono infuocate dalle proteste contro il green pass. Anche voi vi siete schierati contro l’obbligo sul lavoro. Perché?

“La cosa assurda in tutto questo è che ci prendono anche in giro, dicendoci che il lavoratore sprovvisto di green pass non verrà licenziato ma gli sarà soltanto sospeso lo stipendio. E se un lavoratore non riceve la retribuzione come campa? Non è forse un licenziamento mascherato? Che senso ha mantenere il posto se poi non puoi lavorare ed essere pagato? Poi c’è il grande problema delle delocalizzazioni che non vengono fermate, le multinazionali continuano a non pagare le tasse mentre i lavoratori vengono licenziati”.

I sindacati sono tornati ad alzare la voce, minacciando scioperi contro la riforma delle pensioni. Eppure fino ad oggi sono stati accusati di essere totalmente supini rispetto al governo. Cosa è cambiato?

Nulla, non è cambiato assolutamente nulla. I sindacati non hanno mosso un dito per difendere i pilastri dello stato sociale. Hanno accettato tutto, dal Jobs act alla Legge Fornero e oggi stanno facendo il classico gioco delle parti, proprio come fa Salvini.  La vicenda è già scritta. Ci sarà un aumento dell’età pensionabile e una riduzione drastica dei coefficienti, tanto è vero che alla nostra manifestazione hanno partecipato tutti i gruppi di pensionati e di pensionandi che non riconoscendosi nei sindacati si sono riuniti nella piattaforma social”.

Qual’è la vostra proposta in campo pensionistico?

“Quella di sempre. Noi puntiamo ad un cambio di sistema che consenta ai lavoratori di andare in pensione a sessant’anni con 35 anni di lavoro”.

Perché non la convince Landini che abbandona il tavolo con il governo, boccia la riforma delle pensioni e minaccia lo sciopero? 

“Perché il loro è un tentativo estremo di tornare in sintonia con una massa di lavoratori che ormai ha smesso di seguirli. Evidentemente devono far dimenticare ciò che si è visto dopo l’assalto alla Cgil, quando Draghi ha messo a Landini la mano sulla spalla e lui se l’è lasciata mettere senza battere ciglio. Gesto che denota una chiara sottomissione. Qualcuno potrebbe non farci caso, ma mettere la mano sulla spalla è un gesto tipico dei presidenti americani per indicare protezione e sottomissione nei confronti di chi si ha di fronte. Un’operazione di vassallaggio in piena regola. Gesto che ha fatto Biden con il primo ministro britannico Johnson e che tentò di fare Obama con Raul Castro all’Avana. Solo che il fratello di Fidel quella mano con grande forza l’ha sollevata difendendo la dignità di un popolo che non vuole essere vassallo di nessuno. Draghi conosce bene il linguaggio americano e a Landini ha fatto intendere di essere sotto la sua custodia. Il tutto dopo la provocazione dell’assalto ‘ad arte’ alla Cgil”.

Ad arte perché?

“Mi pare oggettivamente dimostrato che quell’assalto non è stato impedito da chi di dovere. Non sto insinuando nulla ci mancherebbe, ma se non ricordo male era Andreotti a dire che a pensar male si fa peccato ma a volte ci si azzecca”.

In conclusione, cosa chiedete ai sindacati?

“Nulla, noi la nostra battaglia per il cambio di sistema la combattiamo in piazza come abbiamo fatto sabato scorso, chiedendo che la politica torni a governare questo Paese occupandosi di lavoro, scuola, pensioni, sanità, mettendo fine a questo governo di banchieri con il quale non scendiamo a compromessi. A noi la mano sulla spalla non la mette nessuno”

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