Berlusconi al Colle, cosa nasconde l’attacco di De Benedetti

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“Se il Parlamento impazzisse e decidesse di eleggere Berlusconi presidente della Repubblica al Quirinale, io rendo il mio passaporto al Ministero degli Interni. Sarebbe una cosa indegna”. Lo ha detto Carlo De Benedetti ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7.

Si dirà che la risposta dell’Ingegnere è scontata vista la rivalità imprenditoriale, prima ancora che politica, che li ha sempre separati. Si dirà che De Benedetti ha il dente avvelenato con il leader di Forza Italia perché gli scippò la Mondadori, e per le innumerevoli vicende giudiziarie che hanno contrapposto per anni Fininvest a Cir. Ma non è tanto la frase di De Benedetti a sorprendere, quanto piuttosto i sorrisi di compiacimento che in studio hanno mostrato tanto la conduttrice Lilli Gruber che il direttore de La Stampa Massimo Giannini: ed è il ghigno di chi continua a detestare profondamente l’uomo che per vent’anni è stato il leader indiscusso del centrodestra in Italia nonostante certe riabilitazioni “sospette” dell’ultimo periodo. 

Una cosa è certa; se Berlusconi ha soltanto ipotizzato di poter salire al Quirinale ed essere votato come successore di Mattarella anche dagli avversari storici, evidentemente deve essere un grande appassionato di fantascienza; perché fra il dichiarare pubblicamente che “Berlusconi è un grande leader” o che “è più affidabile di Salvini” o che “meno male che nel centrodestra c’è lui” e poi eleggerlo Capo dello Stato ce ne corre.

E’ stato evidente sin dal primo momento come gli attestati di stima provenienti dalla sinistra, da Romano Prodi a Nicola Zingaretti, da Enrico Letta a Matteo Renzi fino a Giuseppe Conte (ricordate gli elogi all’opposizione responsabile degli azzurri ai tempo del governo giallorosso?) ripetuti all’infinito con tanto di riabilitazione pubblica da parte dell’ex leader dell’Ulivo (“sbagliai a non volere Forza Italia nel Ppe”) altro non erano che mosse opportunistiche per dividere il centrodestra e far litigare Berlusconi con Salvini. Un gioco che in parte è pure riuscito visto che fino alle ultime elezioni amministrative la diffidenza nel centrodestra ha regnato sovrana fra i tre leader.

Ma non appena si è ricompattato ed è stata paventata la possibilità di una candidatura di Berlusconi al Quirinale magari con il supporto di Italia Viva, ecco che improvvisamente sotto la platina della riabilitazione è ricomparsa l’antica ostilità; un’ostilità mascherata, condita da battute ma che la dice lunga su quanto l’antiberlusconismo sia in realtà ancora vivo e lotti intorno a noi.

De Benedetti, ex tessera numero uno del Pd, l’ha detta brutalmente, ma basta ascoltare i commenti degli esponenti del Pd o del M5S nei vari programmi televisivi per rendersi conto di come gli attestati di stima al leader di Forza Italia siano stati puramente opportunistici. Perché sì, Berlusconi è un leader moderato, è un grande federatore, è il miglior leader del centrodestra attualmente sul mercato, è migliore di Salvini e Meloni, è serio, affidabile, possiede un alto senso dello Stato e delle Istituzioni, è europeista, è vergognoso lo si tenga ancora sotto inchiesta o si chieda per lui la perizia psichiatrica, ma è sempre quello del “bunga-bunga” che ci ha resi ridicoli in giro per il mondo (lo ha detto chiaramente Lilli Gruber rafforzando la posizione di De Benedetti). E come reagirebbero nel mondo sapendo che è stato eletto Capo dello Stato l’uomo delle “cene eleganti” di Arcore, con alle spalle una condanna scontata per frode fiscale, dalla quale è stato pienamente riabilitato ma che comunque non è stata mai cancellata, come ci ricorda Il Fatto Quotidiano?

Insomma, De Benedetti ha semplicemente parlato chiaro, senza ipocrisie, lui che non sta in politica e non è tenuto a mantenersi in equilibrio per rispettare patti di maggioranza o di governo; ma quello che pensa lui, seppur in modo sfumato e meno virulento, lo pensano anche dalle parti del Pd dove la candidatura di Berlusconi al Colle non trova fans. E ancora meno dalle parti del M5S dove basta ascoltare un Giarrusso qualsiasi per accorgersi di come Berlusconi sia rimasto il male assoluto. 

E l’Ingegnere non è propriamente un estraneo nel Pd e ancora meno dalle parti dell’ex Ulivo prodiano. E per quanto non possieda più la “corrazzata” Repubblica, ma il più modesto Domani, ha sempre il suo peso in certi ambienti che contano. Quegli ambienti, tanto per intenderci, che al Quirinale ci vedrebbero invece molto bene proprio Romano Prodi. I cui attestati di stima verso Berlusconi sono stati letti come un tentativo in controluce di poter avere i voti del centrodestra per salire al Colle, stavolta senza franchi tiratori pronti ad impallinarlo.

Forse Berlusconi dovrebbe iniziare a fidarsi sempre meno di certi alleati di governo che con un certo mondo, il mondo dei De Benedetti, non hanno mai tagliato i ponti, anzi. E dovrebbe ricordare Craxi che guardava con disgusto alla prospettiva di essere riabilitato dai suoi carnefici, ovvero dagli ex comunisti. Cosa che è puntualmente avvenuta.

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