Draghi sulle liberalizzazioni puntava alla lenzuolata: è rimasto un fazzoletto

venerdì, 5 Novembre 2021
2 minuti di lettura

Colpiti i tassisti, salvati i balneari. Il disegno di legge sulla concorrenza approvato ieri dal consiglio dei ministri applica un doppio standard e mentre accresce la concorrenza in alcuni settori lascia che altri continuino a beneficiare di privilegi fuori dal tempo. Draghi canta vittoria, perché si tratta della prima legge sulla concorrenza dal 2009 (la UE ce ne chiede una all’anno), ma certo non ci si aspettava che nel definirla il premier si sottomettesse ai ricatti dei partiti, determinati a mantenere il più possibile lo status quo.

A partire dalla Lega, che contando sul suo ruolo chiave nel governo è riuscita a ottenere che nulla cambi sulle concessioni balneari. D’altra parte Salvini considera da tempo gli stabilimenti il palcoscenico ideale per la sua attività politica estiva, e tra i suoi europarlamentari la Lega conta pure il patron del Papeete. Così lo Stato continuerà a incassare appena l’1 per cento del fatturato (quello dichiarato) dei lidi operativi in Italia su un terreno che è a tutti gli effetti pubblico. Traduciamo in soldoni: due terzi dei titolari di concessioni demaniali pagano 2500 euro l’anno per gestire il loro stabilimento per tutta la stagione. Chi frequenta le spiagge sa bene che spesso una somma del genere la si incassa in una giornata.

Draghi si è accontentato di imporre una mappatura che, promette il premier, consentirà a tutti di “conoscere quanto ciascun concessionario paghi per esercitare la sua attività”. Non siamo sicuri però che avere questa informazione gioverà a molto: servirà semmai a infastidire ancor più gli elettori che potranno verificare come il governo non faccia nulla per rimuovere certe indifendibili posizioni di privilegio.

Meno fortunati sono stati i tassisti, perché il dl prevede una riforma delle licenze taxi e Ncc: entro sei mesi il governo è chiamato a varare un decreto legislativo per regolare l’offerta dei servizi “che si svolgono mediante applicazioni web”. Tradotto in italiano, via libera a Uber e a tutti i servizi di trasporto privato basati sulle app. Inoltre si interverrà pure “in sede di conferimento delle licenze”. Ineccepibile che il governo si muova “per stimolare standard qualitativi più elevati”, ma perché il principio non vale per chi gestisce uno stabilimento o per i notai, altra categoria – sempre ben rappresentata in Parlamento – che è passati indenne al vaglio del disegno di legge? Viene da pensare che i tassisti, almeno a Roma vicini soprattutto a Fratelli d’Italia, non a caso l’unico partito d’opposizione in Parlamento, non abbiamo avuto abbastanza difensori nell’esecutivo e si siano ritrovati tra i pochi obiettivi raggiunti da una legge che tutti si aspettavano sarebbe stata molto più coraggiosa.

Tra le misure sparite si conta infatti l’accelerazione per l’autorizzazione dei nuovi inceneritori (altolà del M5S), la semplificazione dell’ottenimento delle licenze per gli ambulanti (opposizione della Lega), il ritorno al controllo statale delle concessioni idroelettriche (Lega e M5S, che da partner di governo ne decretarono il passaggio al controllo regionale tre anni fa).

Questa semiriforma (come l’ha battezzata il francese Le Figaro), segnala la seconda battuta d’arresto per il governo dopo la mancata riforma del catasto, e rivela come sui temi economici i partiti della maggioranza siano tutt’altro che disposto a obbedire alla volontà del duo Draghi-Franco. Resta da capire se l’Europa, che ha posto l’approvazione della legge sulla concorrenza come condizione per ottenere i miliardi del piano Next Generation EU, sia disposta ad accontentarsi di questa riforma all’italiana, che liberalizza non nei settori in cui è più urgente farlo, ma in quelli in cui manca il protettore politico.

 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.