Dati Ipsos. Effetto-Draghi. La destra fa la sinistra e la sinistra fa la destra

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L’ultimo rapporto Ipsos (per il Corriere della sera) non deve sorprendere. E’ il risultato di un’evoluzione-involuzione della politica, iniziata da decenni.

Da un lato, la sempre maggiore liquidità dei partiti che hanno messo al macero il sano e coerente rapporto tra impostazione culturale, ideale e realtà, prassi parlamentare e governativa; dall’altro, l’uso totalizzante dei new media e dei social, che ha cambiato i paradigmi della comunicazione e quindi, la percezione popolare. Portando a continui terremoti nel consenso ottenuto e subito perso dai leader. Passaggi esiziali per tutti, visto che i partiti sono ormai tutti “partiti-persona”.

E’ accaduto al consenso di Berlusconi (da maggioritario a minimo), a Renzi (dal 40% preso alle europee e ora con la sua Iv, fermo all’1,9%), sta accadendo a Salvini (dal 34%, sempre alle europee, all’attuale 5% conquistato a Roma, alle recenti amministrative).
Infine, come abbiamo più volte detto e spiegato, il governo Draghi ha di fatto commissariato la politica (i tecnici al posto dei politici), rendendola periferica e facendola convergere in un grande centro che ha narcotizzato le idee, le progettualità programmatiche, uniformandole, omologandole a un unico indirizzo: quello stabilito da Bruxelles. Sul Recovery e sulla strategia vaccinale, si è capito perfettamente che i Salvini, le Meloni, i Conte e i Letta, non contano più nulla, costretti o ad abdicare al loro ruolo o ad accettare i diktat di Palazzo Chigi, o a rimandare la partita al dopo-Draghi, accontentandosi nel frattempo di piccole schermaglie ideologiche (si pensi agli scontri solo mediatici tra Salvini e Letta), prive di effetti reali.

Ma il dato Ispos ci racconta anche un sostanziale mutamento nelle appartenenze politiche, da parte dei cittadini.
Non è un caso e non a caso, che il Pd prevalga tra i dirigenti della pubblica amministrazione: 25.5%, mentre la Lega è al 18% e Fdi al 21%; prevalga tra gli impiegati e gli insegnanti (26%), gli studenti (30,4%) e i pensionati (37,1%), perché ormai è il vero partito conservatore italiano, quello dei già garantiti, dei tutelati, dei contenti dell’attuale status quo, dei più istruiti (i laureati sono il 26,6%). Il maggiore partito della sinistra infatti, da secoli, vista la sua versione liberal, radical, laicista, ha perso quasi definitivamente il rapporto storico, che lo caratterizzava fin dalla sua nascita, con gli operai, i disoccupati, il ceto medio e le periferie. E su tali segmenti di società si assiste da parecchio un obiettivo spostamento a destra. Adesso confermato nero su bianco.

Gli autonomi preferiscono Fdi (28,2%), gli operai optano per la Lega (27,8%) e, in seconda battuta, per Fdi (17,7%), mentre il Pd è fermo ad un triste 8%. E’ inoltre, un popolo meno istruito della sinistra (i cittadini in possesso del solo diploma delle medie, scelgono la destra: 22% il Fdi, 24% la Lega e soltanto il 16% si riconosce nel Pd.

Ultimo aspetto interessante, oltre a un rovesciamento dei rapporti storici, rispetto alle classi sociali ideologicamente rappresentate (prima erano gli operai e contadini a stare con la sinistra, mentre i i benestanti, i borghesi, si riconoscevano maggiormente nella destra), si registra uno scontro, non solo nazionale, ma anche mondiale, tra le periferie, le province profonde più sensibili ai valori tradizionali (identità storica, culturale, famigliare, religiosa), e le città ormai concepite come modello unico, universale, cosmopolita, liberista e laicista (l’esempio della Brexit o dei gilet gialli è emblematico). Si tratta dell’eterno scontro tra le Vandee e le metropoli.
Da noi, infatti, nei centri con oltre 100mila abitanti, prevale la sinistra (26,5%), a fronte del 17% della Lega e del 15% di Fdi. Al di sotto di questa percentuale invece, lo scenario si ribalta: il Pd al 19%, la Lega al 20,7% e addirittura nei piccoli centri, Fdi arriva al 26%.

Adesso la palla rimbalza ai diretti interessati. Cosa dovrà fare la sinistra per recuperare terreno presso quei ceti che lo scorso secolo difendeva? E cosa dovrà fare la destra per riprendersi quella classe dirigente che sceglie la sinistra?
Certo, se il Pd continua a elogiare Draghi, la tecnocrazia, la fine del lavoro a vantaggio della politica vaccinista (l’imposizione del Green-Pass), il compito sarà arduo. Come sta tentando pure Salvini, che si è messo a sostenere il nucleare e la riduzione delle tasse, avendo capito che intercettare l’astensionismo (l’area no-Vax, no-Green Pass, i lavoratori arrabbiati con la Triplice, i cattolici perplessi sugli orientamenti dell’attuale pontificato, difendere quota 100), sono battaglie perse. Finché c’è Draghi.

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