Letta vuole i 5S “socialisti” in Europa ma nel Pd c’è chi chiude le porte

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Se non è una mission impossibile certamente al momento è molto difficile. Si sta parlando del tentativo di Enrico Letta di favorire l’ingresso del Movimento 5Stelle nel gruppo dei Socialisti e Democratici europei a Strasburgo, che trova forti resistenze non soltanto in Europa ma soprattutto in Italia.

I grillini hanno fatto il loro esordio europeo nel gruppo euroscettico di Farage, quello pro Brexit, promuovendo l’uscita dall’Unione e dall’euro. Poi moderando le loro posizioni tentarono senza successo di aderire al gruppo dei Liberali, dove non furono accolti per il loro europeismo troppo “opaco”. In questa legislatura provarono ad essere accolti dai Verdi ma anche qui incontrarono forti resistenze a causa della loro ambiguità politica, per essere stati alleati prima della Lega e poi del Pd.

Adesso Letta nel tentativo di siglare un’alleanza stabile ed organica con il Movimento, sembra intenzionato a farsi garante del loro ingresso fra i Socialisti, ancora di più dopo che le ultime mosse di Italia Viva hanno convinto il segretario dem a tagliare i ponti con Renzi considerato inaffidabile e sempre più vicino al centrodestra, e a saldare l’unione politica ed elettorale con Conte.

Toccherà infatti alla delegazione italiana del Pd esprimere un parere sull’eventuale ammissione di Conte e company nell’eurogruppo socialista come prevede la prassi: ma il gruppo dem a Strasburgo è molto diviso in tal senso perché, come del resto in Italia, c’è chi non vede di buon occhio l’alleanza con i 5S. Letta dovrà quindi faticare molto per convincere i suoi europarlamentari a far cadere i pregiudizi che ancora resistono. E sono pregiudizi che in qualche modo si riflettono anche nel Parlamento italiano. Il senatore Dario Di Stefano dichiara all’Adnkronos: “Serve più cautela, il movimento di Conte è ancora in uno stato confusionale. Ci sono settori grillini che sono ancora no vax e sovranisti, aspettiamo che si completi la loro transizione. La giustizia sarà poi un tema rilevante- continua- le posizioni emerse nei giorni scorsi sul caso dell’ex sindaco di Lodi, mi preoccupano non poco”.

Ma Letta vuole stringere i tempi e chiudere la partita entro l’anno portando in dote ai Socialisti la pattuglia grillina in Europa e siglare così un patto di ferro con Conte in vista delle prossime elezioni politiche. Oltre al No scontato di Carlo Calenda, rimasto nel gruppo socialista con il suo movimento Azione e che in caso di ingresso dei contiani è pronto a traslocare nel gruppo centrista di Macron e Renzi ribattezzato Renew Europe dove verrebbe accolto senza riserve, si aggiungerebbe anche quello di ex renziani come Simona Bonafé che avrebbe espresso forti riserve a Letta a nome dei componenti di Base Riformista, la corrente del Pd più scettica rispetto all’alleanza con i pentastellati. 

Il segretario dem tuttavia è ottimista e sempre all’Adnkronos chiarisce: “Una convergenza tra Pd e M5S sui temi credo sia da ricercare ed è una buona notizia. Dobbiamo capire come si concretizza questa convergenza. Di fatto c’è già stata nel Conte 2 sulle politiche europee e c’è oggi nel sostegno a un governo europeista come quello di Draghi. Non è una questione di schieramento, ma di partire dai temi: l’Europa è stata un elemento divisivo tra noi nel passato e c’è un’evoluzione che vedo positivamente. Vedremo cosa comporterà. Stiamo parlando di una possibile convergenza a livello di gruppi parlamentari”.

Sull’altro fronte è invece sfumata l’operazione Lega nel Ppe caldeggiata da Silvio Berlusconi che aveva trovato una sponda nel ministro Giancarlo Giorgetti. Un passaggio decisivo per far cadere tutte le pregiudiziali che in Europa resistono ancora nei confronti della Lega e che potrebbero creare seri problemi in caso di vittoria del centrodestra alle prossime elezioni politiche. Ma Matteo Salvini ha spento le speranze tanto dell’alleato forzista che dell’ala europeista del suo partito rinforzando i contatti con i movimenti sovranisti europei e soprattutto con Marine Le Pen. E Giorgetti è stato costretto a cedere per ora sulla linea dello scontro frontale e della conta interna.

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