Bibbiano, oltre la condanna di Foti c’è l’attacco ideologico alla famiglia

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Sono arrivate le prime sentenze sull’inchiesta relativa agli affidi illeciti di minori nella Val d’Enza da parte dei servizi sociali competenti, meglio conosciuta come “caso Bibbiano”.

Claudio Foti, lo psicoterapeuta titolare del noto studio di cura torinese “Hansel e Gretel”, è stato condannato con rito abbreviato a quattro anni, dopo essere caduta per lui l’accusa di frode processuale. Il gup ha condannato lo psicoterapeuta al risarcimento danni alle parti civili, tra cui Unione Val d’Enza, Ausl di Reggio Emilia, Regione Emilia Romagna, ministero della Giustizia e associazione Gens Nova, oltre che i genitori di quattro minorenni che secondo l’accusa, sarebbero stati sottratti ingiustamente alle famiglie di origine sulla base di motivazioni legate al pericolo di abusi sessuali e maltrattamenti poi rivelatosi infondato. Foti era accusato in particolare di aver influenzato una minore nel corso di alcune sedute di psicoterapia, suggestionandola a tal punto da far maturare in lei la convinzione di essere stata abusata dal padre.

Assolta invece  l’assistente sociale Beatrice Benati, l’unica altra imputata ad aver scelto il rito abbreviato. Il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti è stato rinviato a giudizio per abuso d’ufficio, ma prosciolto dalle accuse di falso.

L’inchiesta era stata denominata “Angeli e Demoni” e mosse i primi passi con gli arresti del giugno 2019. Un anno dopo la procura di Reggio Emilia notificò la conclusione indagini e poco dopo la richiesta di rinvio a giudizio per 24 persone accusate di aver gravemente danneggiato i minori e commesso vari illeciti amministrativi.

Secondo gli inquirenti i bambini venivano allontanati dai genitori attraverso disegni falsificati, con l’aggiunta di dettagli a sfondo sessuale. In più su di loro venivano esercitate pressioni per far sì che accusassero i genitori di averli molestati. Tutto pare fosse finalizzato ad affidare i piccoli alle cure di una onlus, la “Hansel & Gretel” piemontese che faceva riferimento proprio a Foti. Ora naturalmente lo psicoterapeuta farà ricorso in appello e quindi è troppo presto per mettere la parola fine alla vicenda.

L’inchiesta come tutti ricorderanno assunse una forte valenza politica, soprattutto perché vedeva coinvolto un sistema dei servizi sociali che faceva capo ad amministrazioni del Pd. Ricordate il mantra dei 5Stelle? “Mai con quelli di Bibbiano”, “parlateci di Bibbiano”, riferito ad un Pd con il quale i pentastellati non pensavano mai di potersi alleare.

Va detto che la difesa di Foti non ha certamente sparato a salve se si pensa che, oltre ad una forte mobilitazione dei Radicali in suo sostegno, è sceso in campo uno psichiatra di grande fama come il professor Luigi Cancrini, storico dirigente del Partito Comunista, fondatore del Centro studi di terapia familiare e relazionale, una delle più importanti scuole di psicoterapia in Italia, che ha tentato di smontare colpo su colpo le tesi dei periti della Procura. Fino a contraddire del tutto l’assunto dell’accusa che sosteneva come fosse dannoso per i bambini strapparli alle famiglie in assenza di prove circa gli abusi subiti; e sostenendo al contrario l’esigenza di far prevalere il principio della precauzione e quindi la necessità di dare in affido i minori pur di metterli al riparo da un pericolo ben più grave di quello cagionato dal distacco familiare. Due scuole di pensiero completamente opposte che si sono aspramente confrontate in Tribunale.

Quel che appare chiaro in questa vicenda è comunque l’esistenza di un retroterra ideologico che sembra fondato su un evidente pregiudizio nei confronti della famiglia naturale, quasi percepita non come il luogo in cui i bambini sono meglio protetti e garantiti dai genitori, ma al contrario come il luogo per loro più insidioso. Con gli stessi genitori identificati come il pericolo maggiore per la loro sicurezza. Se a ciò si aggiunge il fatto che una bimba sottratta alla famiglia di origine è stata poi affidata ad una coppia Lgbt grazie ad un’assistente sociale impegnata in prima linea nelle battaglie pro gender, si evince chiaramente come dietro alla costruzione di quello che è stato definito il “sistema Bibbiano” vi possano essere interessi politici e lobbistici destinati a passare sulla pelle dei bambini. 

In attesa che il processo concluda il suo iter e che le eventuali responsabilità dei soggetti coinvolti siano accertate in via definitiva, è evidente come in questa vicenda il fattore ideologico abbia giocato un ruolo decisivo al di là degli aspetti penali. Un fattore ideologico chiaramente coerente con quella che è l’ideologia oggi dominante che vede nella famiglia naturale, non il nucleo fondante della società giuridicamente tutelato, ma un retaggio culturale da abbattere perché da ostacolo all’affermazione del pensiero unico laicista.

 

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