Vax-City. Ad Agorà, Non è l’Arena, Zona Bianca, preferisco il Trio. Tutto dire

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Sono figlio degli Anni Settanta. Ho sempre preferito i Genesis, i Deep Purple, i Jethro Tull, i Santana, i Pink Floyd, i King Crimson, alla musica leggera, nazional-popolare dei Toto Cutugno, di Marcella Bella, Albano, fino alle incursioni di Pavarotti (con i suoi 100mila amici su 100mila palchi), e fino alle romanze stucchevoli e melense, da italiani all’estero, o da stranieri che ci vedono unicamente come il paese della pizza, degli spaghetti, del mandolino e della mafia.

Invece, mercoledì sera, affranto, annoiato, scocciato, nauseato, arrabbiato per trasmissioni, tutte uguali, ossessive, terrorizzanti, politicizzate da Soviet, da Regime puro, ho girato su Rai-1 e ho goduto come un pazzo: mi sono estasiato nell’ascoltare i virtuosi vocalizzi del Trio (la serata dedicata a Ennio Morricone). Finalmente: aria pulita, melodia, estasi, romanticismo, atmosfera giusta, pacata, serena, felice, positiva. Non il clima tetro, plumbeo, da liturgia mediatica, da scientifica spettacolarizzazione del dolore, dei morti, dei positivi, del virus, con annessa santificazione del Dio-Vaccino e obbligo per ogni ospite di soggiacere alla parola d’ordine dell’attuale Stato etico-sanitario, che vede nei giornalisti, in troppi direttori e intellettuali, genuflettersi ai precetti religiosi dei soloni in camice bianco, trasformandosi in pappagalli, valletti e amplificatori cattivi del pensiero unico.

E’ oltre un anno e mezzo che, ad esempio, Agorà, da ultimo Non è l’Arena e specialmente Zona Bianca, e tanto altro ancora, fanno la stessa trasmissione (poi, non si meraviglino che la gente, come con l’astensionismo, preferisce i film, non vede la tv o cerca informazioni sulla rete).

E questo appunto, al di là, dei meriti professionali dei singoli conduttori o degli autori, che sono infatti, molto abili nell’indirizzare i messaggi a senso unico e a macchiettizzare e demonizzare chi contesta lo schema precostituito e imposto, senza possibilità di vera opposizione, di vera contro-informazione (quella di Lega e Fdi è interna al pensiero unico, sono l’altra faccia della stessa medaglia).
Da noi, infatti, è pia illusione una comunicazione stile-anglosassone, distinguendo nettamente tra cronaca e commento. Da noi l’informazione è infantile, enfatica, dogmatica, ideologica, forte con i deboli e debole con i forti. E quasi sempre al servizio del padrone. Salvo che questo padrone non sia di destra. La verità è che, negli ultimi anni, il post-comunismo si è inverato prima nel laicismo (la religione dei diritti civili, il professionismo dell’umanità, gli indignati e superiori morali), ossia, il pensiero liberal, radical, oggi nel “vaccinismo”. Una scelta che coniuga statalismo etico e statalismo politico. Sono sempre loro.

Insieme ai liberali nostrani, che folgorati sulla via di Damasco (evidentemente presi dalla legittima paura molto individualistica, certamente non altruistica, di morire), smentendo il loro credo “Stato al minimo e libertà al massimo”, attualmente sono gli sponsor dello “Stato al massimo e libertà (costituzionali) al minimo”: Stato pappone (liberalizzazione della prostituzione), Stato becchino (sdoganamento dell’eutanasia), Stato spacciatore (legalizzazione della droga), Stato sanitario, occhieggiando al lock down per i non vaccinati, concordando sul fatto che devono essere moralmente puniti: non devono lavorare, non devono vivere, mangiare, andare in giro, devono pagarsi le cure se si ammalano; è colpa delle loro manifestazioni se l’economia non riparte etc.

Dunque, il Trio, che bellezza. E alla faccia dei radical-chic da redazione che a San Remo li hanno massacrati, preferendo ovviamente gli impegnati … a senso unico, o l’ultimo rapper, meglio se gay, per sentirsi moderni e politicamente corretti.

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