Green pass si cambia: nuove regole pure sui tamponi

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Green pass si cambia.  Il governo si è finalmente accorto della grande anomalia contenuta nel certificato verde, che in realtà ogni persona dotata di buon senso aveva colto sin dal principio.

Se infatti è vero, come ormai accertato a livello scientifico e come si sapeva sin dall’inizio, che la copertura vaccinale dopo sei mesi dalla somministrazione della seconda dose perde di efficacia e quindi protegge in modo limitato il soggetto dal rischio di contrarre il Covid e di ammalarsi in forma grave, che senso ha far valere il green pass un anno quindi ben oltre il tempo della copertura?

Di fronte ai nuovi dati dei contagi che spaventano e che lascerebbero prevedere il rischio di una quarta ondata a dicembre con il picco proprio a Natale, ecco che l’esecutivo sta correndo ai ripari. Si sta quindi studiando un nuovo decreto che dovrebbe entrare in vigore già nei primi giorni di dicembre.

Fra le ipotesi in campo c’è la riduzione della validità del certificato verde da un anno a nove mesi, ipotesi contestata però in ambito scientifico, in particolare dal consulente deel Ministero della Salute Walter Ricciardi. Il quale ha fatto chiaramente intendere che se si vuole scongiurare una quarta ondata è necessario far decadere il green pass dopo sei mesi dalla seconda dose, ovvero nel momento stesso in cui si presume sia terminata l’efficacia del vaccino. In questo modo gli italiani sarebbero obbligati a fare la terza dose per poter riottenere la certificazione. 

Soluzione questa però che nel governo ha incontrato forti resistenze e sembrerebbe esclusa dal momento che milioni di italiani si troverebbero da un giorno all’altro sprovvisti di green pass. Per questo si sta profilando l’idea di limitare la durata a nove mesi per dare la possibilità a tutti di fare il richiamo.

In più si sta anche pensando di rivedere i criteri per l’ottenimento del certificato verde, fino ad ipotizzarne il rilascio unicamente ai vaccinati e ai guariti e cancellando la possibilità di averlo con i tamponi rapidi. In alternativa si prospetta di limitare la validità dei tamponi  da 72 a 48 ore per i molecolari e da 48 ore a 24 per i rapidi. Un tentativo evidente di spingere i riottosi a vaccinarsi e di affrettare i richiami a partire da gennaio quando molti italiani avranno completato il periodo dei sei mesi.

Queste al momento sembrerebbero essere le misure allo studio per “salvare il Natale” anche se nessuno si sente di escludere fino in fondo la possibilità di restrizioni durante il periodo delle festività se i numeri dovessero peggiorare nelle prossime settimane. Allo stato attuale la situazione è sotto controllo e almeno fino a metà dicembre le regioni dovrebbero restare tutte in zona bianca o al massimo alcune potranno entrare in zona gialla. Gli esperti tendono ad escludere che si possa andare oltre la zona gialla, ovvero all’introduzione dell’obbligo delle mascherine all’aperto e alla limitazione delle capienze per i locali al chiuso, ma tutto dipenderà dalla situazione epidemiologica. Non sono esclusi lockdown locali nelle zone più a rischio.

Quel che appare sempre più evidente è il fatto che si continui a navigare a vista, ossia senza alcun tipo di certezza, ma procedendo per tentativi. Fino a poche settimane fa ci dicevano che andava tutto bene perché la copertura vaccinale aveva raggiunto l’80% ed eravano il Paese leader in fatto di vaccinazioni. Ora la narrazione è completamente cambiata al punto che siamo tornati ai livelli allarmistici dello scorso anno, con la terza dose che nel giro di un mese è passata dall’essere quasi inutile per molti, al diventare indispensabile per tutti per evitare di ripiombare nell’emergenza. Emergenza che però continuerà ben oltre il 31 dicembre 2021. 

E dulcis in fundo, ecco che arriva la stretta sul green pass con la riduzione del periodo di validità. Sempre sulla base dei dati scientifici e delle considerazioni degli esperti. Ma non bastava la logica a capire che la durata era insensata?

 

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