Lockdown per i non vaccinati, il governo ci pensa: le misure in campo

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Niente modello austriaco per i non vaccinati come richiesto ieri dal governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, ma misure più rigide nei loro confronti potrebbero scattare in casi estremi. 

Nonostante da giorni si parli di modifiche in arrivo sul green pass e di un decreto in preparazione in vista del Natale, il governo mantiene la cautela e per il momento esclude cambiamenti a quelle che sono le attuali regole che prevedono il cambio di fascia per le Regioni in base all’andamento dei contagi e dei ricoveri.

Quindi la prossima settimana è probabile che il Friuli Venezia Giulia passi in zona gialla e che entro fine mese possano seguirla anche Veneto, Liguria, Valle d’Aosta e Bolzano. Il timore è che andando avanti con questi ritmi alcune regioni, il Friuli su tutte, possono trovarsi  presto in zona arancione facendo scattare quelle inevitabili restrizioni che la zona gialla non contempla limitandosi ad introdurre le mascherine all’aperto, la riduzione delle capienze nei cinema, teatri e luoghi al chiuso, e il limite di quattro commensali al tavolo del ristorante.

Il governo sarebbe orientato a modificare le regole vigenti e a prevedere divieti per chi non è vaccinato, unicamente nel caso in cui una Regione si trovasse ad entrare in zona arancione o addirittura rossa. In quei casi, l’idea sarebbe quella di permettere l’ingresso in ristoranti e alberghi solo a vaccinati e guariti. In questo modo verrebbe garantita la libertà di tutti a svolgere le attività essenziali, compreso il lavoro. Il Corriere della Sera rivela che si starebbero studiando i dettagli di eventuali provvedimenti da riservare unicamente ai non vaccinati che siano però costituzionalmente legittimi. Prima di introdurre discriminazioni, il governo vuole mettersi al riparo da qualsiasi dubbio di incostituzionalità.

La volontà di riservare i divieti ai soli non vaccinati è caldeggiata dai governatori regionali, in primis Fedriga e Toti, che non ne vogliono sapere di richiudere tutto e bloccare le attività. Da qui quindi la decisione del governo di studiare interventi che possano limitare al massimo l’impatto dei lockdown destinati a scattare con l’arancione o con il rosso, penalizzando inevitabilmente chi ha scelto di non vaccinarsi. Sarà davvero interessante vedere come farà la Lega a tenere insieme le spinte rigoriste dei suoi governatori senza perdere il contatto con il popolo no green pass che finora ha cercato di assecondare. E come farà ad avvallare provvedimenti punitivi verso chi ha scelto di non vaccinarsi dopo aver sempre difeso il diritto dei cittadini di scegliere in assoluta libertà?

Sembra ormai certo che la durata del green pass sarà ridotta da 12 a 9 mesi come suggerito dal Comitato Tecnico Scientifico dove però c’è chi non esclude l’eventualità di un ulteriore riduzione a sei mesi sulla base dell’evoluzione dei dati e per affrettare il richiamo con la terza dose.

Per il momento però non si parla di nuovi decreti a breve e con molta probabilità le nuove misure arriveranno a ridosso del Natale. Il green pass si potrà continuare ad ottenere anche con il ricorso ai tamponi rapidi ma la loro durata rischia di essere ridotta da 48 a 24 ore. Ciò significa che chi lavora dovrà tamponarsi tutti i giorni. Alla fine insomma per i non vaccinati la vita sarà sempre più difficile. Ben gli sta rispondono i vaccinati che hanno abboccato ormai alla logica della guerra fra poveri e allo scontro fra bene (i pro vax) e male (i no vax) costruito e alimentato artificiosamente dal sistema politico-mediatico, per dividere definitivamente gli italiani in buoni e cattivi e compattare il consenso intorno ad un governo che ha in pratica annullato il potere del Parlamento.

E a questo punto ci si chiede se non sia molto più logico introdurre l’obbligo vaccinale invece di fare leva sullo sfinimento delle persone e sul loro portafoglio. Visto che ormai il confine fra ciò che è costituzionale e ciò che non lo è, è sempre più difficile da individuare.

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