Nuovi vaccini in arrivo, débâcle dei vecchi e terze dosi: le novità

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Giorni fa è uscito un video sul Sole 24 Ore dove si annuncia che stanno per arrivare i vaccini per il Covid-19 formulati alla “vecchia maniera”, già collaudati da anni per proteggerci dall’epatite B, dalla pertosse e dall’influenza.

Sarebbero a base di proteine purificate, potenziate con adiuvanti, che a differenza delle tecnologie relativamente nuove su cui si basano i vaccini di Moderna, Pfizer-Biontech, J&J e Astrazeneca, indurrebbero direttamente la risposta anticorpale da parte dell’individuo, piuttosto che l‘iniezione di un frammento di codice genetico che le cellule devono “leggere” per poi sintetizzare le proteine stesse.

La domanda sorge spontanea: le nuove tecnologie sono già state accantonate? Considerato che si parla di “vaccini ben noti e collaudati da decenni” e che tra l’altro “hanno il vantaggio di dare meno effetti collaterali (ah!!), di essere più economici”, è facile tirare le somme.

A dar man fronte alla necessità di mettere sul tavolo un’alternativa, c’è la notizia che l’Austria avrebbe deciso il lockdown totale a livello nazionale a partire da lunedì 22 novembre. Quello esclusivo per i non i vaccinati pare essere andato male ed è chiaro che le infezioni continuino a crescere e sarebbero addirittura attualmente al di sopra del picco precedente che risale a un anno fa.

D’altronde i dati che arrivano dal mondo non vanno meglio… quale sarà la verità?
Per l’Oms su 3,3 milioni di contagi 2,1 sono europei (continente con il record d’iniezioni). Va meglio a chi ha vaccinato meno insomma.

Non appare quindi del tutto fuori luogo la prudenza che aveva convinto tanti “no vax” ad aspettare di vedere come sarebbe andata la sperimentazione. Perchè di sperimentazione si tratterebbe a questo punto. E non sembra essere la soluzione con la S maiuscola.

E infatti, a riprova del ragionamento, l’assessore alla Salute della Regione Lazio aveva sottolineato una nuova problematica da affrontare: “Ci sono troppi casi di Covid-19, anche gravi, tra chi si è vaccinato sei mesi fa”. Sono le parole dell’assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato, che nelle ore scorse in un’intervista rilasciata a Il Messaggero ha espresso preoccupazione nei confronti dell’aumento dei contagi registrato negli utiltimi giorni più genericamente in Italia e anche nel Lazio. “Ci stanno arrivando dei segnali che non ci piacciono” ha confessato. D’Amato per le prossime mosse guarda al Regno Unito: “Bisogna cambiare strategia contro il Covid e offrire la terza dose prima, a cinque mesi dalla seconda, invece che a sei”. E ha ribadito che: “È importante prenotare subito il proprio richiamo, che andrà in automatico dopo 180 giorni dall’ultima dose”.

La morale: è ancora tutto da risolvere

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