Arriva il super green pass: tutto quello che i no vax non potranno più fare

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Nonostante il governo solo pochi giorni fa avesse escluso nuovi decreti almeno fino a dicembre, ne arriverà uno nelle prossime ore, al massimo entro giovedì. E dovrebbe contenere quelle misure di cui si è parlato molto nelle ultime settimane ma che sembravano per il momento escluse.

Il nodo cruciale del nuovo decreto dovrebbe riguardare l’introduzione del cosiddetto “super green pass” o “green pass rafforzato”, ovvero un certificato valido unicamente per chi è vaccinato o guarito dal Covid. Non sarà più possibile ottenerlo con i tamponi per entrare nei bar, nei ristoranti, nei cinema, nei teatri, nelle discoteche, nelle palestre, nei musei, e forse, ma questo è ancora tutto da vedere, sui mezzi pubblici. Tradotto, ciò sta a significare che i no vax non potranno più svolgere le attività ricreative.

I tamponi resteranno validi soltanto per i non vaccinati che dovranno accedere ai luoghi di lavoro, ma è altramente probabile che la loro validità venga ridotta; da 72 a 48 per i molecolari, da 48 a 24 per i rapidi. Nel governo c’è chi spinge per imporre nuovamente l’obbligo delle mascherine anche all’aperto.

Ma non è tutto: il ministro della Salute Roberto Speranza spinge l’acceleratore perché le misure entrino in vigore da subito a livello nazionale, mentre l’orientamento del governo sarebbe quello di farle scattare soltanto nel momento in cui una regione entra in fascia gialla.

L’ala rigorista del governo ritiene che i provvedimenti in cantiere debbano essere applicati subito a scopo preventivo, ovvero per impedire proprio i passaggi nella zona gialla, e quindi in tutte le regioni indipendentemente dalla situazione epidemiologica, per evitare l’intasamento delle terapie intensive. Ma non tutti la pensano allo stesso modo e ritengono necessario procedere a scaglioni, ovvero inasprendo le misure soltanto laddove si renderà necessario. E questa sembra la linea destinata a prevalere.

Il consulente del Ministero della Salute Walter Ricciardi è categorico: intervistato da Repubblica svela: “Con la variante Delta plus siamo ai livelli della varicella, un positivo è in grado di contagiarne 8-9. Con il virus originario di Wuhan un positivo ne infettava al massimo 2, con la Delta 6-7, la nuova variante ha un indice di contagiosità maggiore del 15-20%. È per questo che non possiamo più permetterci il rischio dei falsi negativi dati dai tamponi antigenici».

Da qui quindi anche l’idea di eliminare, o ridurre al massimo, il ricorso ai tamponi rapidi, privilegiando quelli molecolari considerati molto più attendibili, riducendone la durata.

Resta soltanto da capire come si possano giustificare limitazioni per i soli non vaccinati nel momento in cui anche chi è immunizzato può comunque contrarre il virus, entrare nei bar, nei ristoranti, nei cinema e infettare gli altri, esibendo un green pass che di fatto non esclude la possibilità di essere positivi. E in secondo luogo, se negli altri Paesi europei i test antigienici sono considerati validi anche per prendere l’aereo e raggiungere l’Italia, come si può poi accettare il fatto che per gli stranieri viene riconosciuto valido ciò che agli italiani è vietato? 

Nodi che domani dovranno essere sciolti nella riunione della cabina di regia, dove si discuterà pure se limitare la durata del green pass a 9 o addirittura a 7 mesi e se estendere l’obbligo delle terza dose, che si potrà ottenere dopo cinque mesi dal completamento del ciclo vaccinale, già previsto per sanitari e personale delle Rsa anche a insegnanti e forze dell’ordine.

Esultano i governatori, che sono sempre stati favorevoli alla linea dura contro i non vaccinati e all’idea di far pagare soltanto a loro il prezzo delle limitazioni. Lo stesso leader della Lega Matteo Salvini dopo un incontro con i presidenti di Lombardia, Veneto e Friuli avrebbe dato semaforo verde alle richieste di Fedriga, Zaia e Fontana sul green pass rafforzato. Decisione che si sarebbe resa inevitabile per non andare allo scontro con l’ala governista, anche se appare certo che le nuove misure non saranno accolte favorevolmente dall’ala leghista che appoggia le proteste. Salvini ha tuttavia assicurato che la Lega non permetterà che l’obbligo del green pass venga esteso anche ai minori, ma visto che lo aveva escluso anche per lavorare, essere quantomeno scettici è quanto mai opportuno.

 

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