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Francia. Zemmour, il ciclone politicamente scorretto. Ecco a chi darà fastidio

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«Non è più tempo di riformare la Francia, ma di salvarla». Il segreto del ciclone Zemmour sta probabilmente qui, in questa enfasi da ultimi giorni, una retorica da opera tragica che altrove provocherebbe scherno e scetticismo, ma che nella Francia di questi ultimi anni produce incredibile consenso. E che comunque potrebbe risvegliare, un giorno, istinti sepolti dal disincanto anche al di qua delle Alpi o al di là del Reno.

Certo, bisogna essere bravi. Ed Eric Zemmour sicuramente lo è, a tal punto da osare un salto acrobatico: da commentatore, scrittore e polemista a candidato presidente della repubblica. Per il grande annuncio, la new entry nella politica francese si è affidata, martedì 30 novembre, a youtube. Tono grave di voce, enfasi spengleriana sulla «decadenza», richiami a Napoleone e De Gaulle, includendo nell’orgoglio francese anche Belmondo e la Bardot, la settima di Beethoven in sottofondo: quanto di più demodé e ottonovecentesco (da pronunciare tutto d’un fiato), si potrebbe immaginare. Eppur funziona.

Funziona in una Francia insanguinata dalle stragi del Bataclan, Charlie Hebdo, Nizza, assediata dalle Banlieue, una Francia in cerca di futuro e che ha smarrito il senso del destino. Zemmour è un intellettuale che fa politica grazie a provocazioni temerarie, come quella sulla incompatibilità tra islam e società europea nonché sulla fisionomia etnica del suo paese di «razza bianca, di religione cristiana, e di cultura greco-romana».
Di questo linguaggio, di queste considerazioni innocenti e dirompenti c’è bisogno oggi in tutta Europa. Perché il politically correct sta creando ovunque crescente fastidio- L’idea Ue (subito ritirata) di abolire gli auguri di Buon Natale per non irritare i musulmani ha reso evidente a tutti il suicidio grottesco cui va incontro la nostra società.

Poi si può ragionevolmente pensare che non sarà Zemmour il primo a beneficiare della sua candidatura. Si può ritenere che i gollisti, usciti distrutti dalle elezioni del 2017, pregustino la rivincita, visto che Zemmour potrebbe sottrarre voti decisivi alla Le Pen, così da permettere al candidato del Rassemblement pour la République di arrivare al ballottaggio, probabilmente con Macron. Ci si può inoltre chiedere perché un colosso dei media come il gruppo Bolloré abbia messo a disposizione di un personaggio politicamente scorretto il salotto del canale CNews.

Ci possiamo chiedere quello che vogliamo. Però le necessarie domande sul dietro le quinte non devono distoglierci da quello che si muove sulla scena. E, nel caso di Zemmour, si tratta di un fatto semplice ma cruciale: questo candidato scandaloso riesce a gonfiare di passione civile il cuore del pubblico perché grida verità che una politica stanca non osa più pronunciare. La parola politica deperisce in Francia, come in Italia, come altrove in Occidente. E solo un ciclone può rigenerarla.

Aldo Di Lello

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