Cdx. Unito a parole, diviso nei fatti. A cominciare dalle elezioni provinciali

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Per un punto Martin perse la cappa. Sono mesi che il centro-destra proclama urbi et orbi, che alle prossime elezioni politiche, forte dei sondaggi, a differenza del flop delle amministrative, vincerà e governerà.

A parte una differenza non da poco: un conto è vincere, sommando tutto e il contrario di tutto, liberisti, statalisti, sovranisti, moderati, estremisti, cattolici, laici, euroscettici, filo-europei; un conto è governare. Una scienza obbligata che presuppone come condizione per la governabilità coerente, l’omogeneità culturale. E questo è il principale vulnus dello schieramento, in crisi storica e genetica di idee, collante e leadership. Diviso tra sovranisti, conservatori, liberali, centristi, Salvini, Meloni, Berlusconi, gli uni contro gli altri armati.

Per non parlare poi, della difficile mediazione tra “destra di governo (mezza Lega e Fi) e di lotta” (Fdi e mezza Lega). Una ferita che sarà molto difficile da curare e che sta lasciando sul campo parecchi morti. E’ noto che da tempo, la Meloni e il Capitano si fanno la guerra per egemonizzare il centro-destra. Contesa, cui si è aggiunto il Cavaliere, che ossessionato dalla prospettiva di diventare capo dello Stato e non fidandosi dei suoi alleati, sta tessendo una sua tela centrista con Renzi, Calenda e anche con Letta, che sorprendentemente e sospettosamente sembrano assecondare questo impulso, forse per togliere il boccino quirinalizio dalle mani di Lega e Fdi.

A complicare ulteriormente i giochi ci si è messo pure l’incombente appuntamento elettorale. Finora tenuto misteriosamente nascosto. In quanti sanno che il 18 dicembre prossimo si voterà per le provinciali (questo ente, prima esaltato, poi massacrato, ora resuscitato da mezzo morto)? Sindaci e consiglieri comunali dovranno scegliere i consiglieri provinciali, un ruolo non da poco: programmazione, strade, edilizia scolastica etc.
Come se non bastassero le frizioni interne, si assiste infatti, a dei casi inquietanti, a metà strada tra il trasformismo politico e la liquidità narcisistica dei candidati.

Ad esempio, a Latina e a Viterbo gli azzurri si sono alleati col Pd. Loro diranno che si tratta di dinamiche locali. Ma tant’è. La geografia civica non può sottrarsi a logiche nazionali. Semplici giochetti provinciali o prove tecniche di svuotamento dell’attuale bipolarismo?
Una cosa è certa: il centro di gravità permanente sembra tornato di moda. Convergere verso di lui, vuol dire vincere? A questa sirena si stanno affezionando nuovi e vecchi leader, da Renzi, Calenda, Berlusconi, Toti, a Mastella, allo stesso Conte e Letta.
Chi vivrà vedrà.

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