Col nuovo miglior amico Macron Draghi mette in difficoltà la Germania

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La tratta Berlino-Parigi allunga di una fermata e arriva fino a Roma. Merito, è giusto riconoscerlo, di Mario Draghi che in politica estera, terra incognita dove i partiti della maggioranza si avventurano malvolentieri, è libero di muoversi come più gli aggrada. Lunedì riceverà il neocancelliere Scholz, che si recherà in Italia subito dopo l’attesa visita a Macron, di fatto riconoscendo che il nostro Paese è tornato a essere un interlocutore fondamentale nel definire gli equilibri nell’Unione Europea.

Scholz e Draghi parleranno dei temi più scottanti – le minacce di Putin all’Ucraina, il problema del caro-energia, la risposta congiunta alla variante Omicron – ma soprattutto della riforma del Patto di stabilità, che Francia e Italia sembrano intenzionate a rifondare.

Fino un anno fa una ridefinizione delle linee guida del trattato di Maastricht sembrava pura fantascienza per il semplice fatto che Angela Merkel era contraria, ma con la cancelliera fuori dai giochi e l’Italia finalmente dotata di un capo del governo rispettato all’estero una revisione delle regole non è più impossibile.

Convincere il leader dell’SPD potrebbe non essere difficilissimo; nel pieno della pandemia aveva difeso il recovery fund di fronte ai cosiddetti paesi frugali (sarebbe meglio definirli tirchi, ma tant’è) e aveva parlato di “momento hamiltoniano” per spiegare che unendo sforzi e risorse l’UE poteva davvero diventare una entità politica. Draghi punta su di lui per convincere i rigidi capi di Danimarca, Olanda, Austria e Svezia che il trattato di fatto è già morto (ricordiamo che tra le altre cose prevede un debito pubblico pari al 60% del Pil, mentre quello dell’Italia viaggia attualmente al 154% e pure la Francia ha ormai superato il 100%) e che a questo punto è meglio introdurre un nuovo set di regole che riconosca quanto il mondo è cambiato negli ultimi trent’anni.

Draghi potrà contare sulla sponda di Macron, che sarebbe pronto a diffondere un documento congiunto in cui Italia e Francia chiedono ufficialmente la revisione del Patto. I due stanno preparando l’iniziativa con la massima attenzione, anche dal punto di vista mediatico. Secondo indiscrezioni sarebbero pronti a pubblicarne una sintesi sul Financial Times non appena Scholz avrà lasciato Roma. L’inquilino dell’Eliseo crede molto in questa battaglia, per vincere la quale è disposto a confrontarsi anche duramente con la Germania. La tempistica d’altra parte è perfetta; a gennaio la presidenza di turno dell’Ue tocca proprio alla Francia, e c’è da scommettere che Macron punterà su questo tema per convincere i francesi a rieleggerlo alle presidenziali in programma il 23 aprile prossimo.

A fare le spese di questa nuova partnership potrebbe essere la Spagna, che negli ultimi anni, grazie alla sfilza di premier italiani deboli e/o impresentabili che si sono succeduti nell’ultimo decennio, era riuscita ad accreditarsi come interlocutore di riferimento in Europa dopo Parigi e Berlino. A dimostrare che il vento è cambiato è il fatto che una recente iniziativa di Madrid, che aveva tentato di mettere in agenda un documento simile a quello che Francia e Italia si apprestano a lanciare, è stata stoppata proprio da Macron. Al massimo al premier Sanchez verrà concesso di accodarsi a Italia e Francia dopo che il testo sarà pubblicato.

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