La disponibilità francese a fornire la documentazione sulla tragedia di Ustica del 27 giugno 1980 è un fatto che si può a buon diritto definire storico. Per 46 anni Parigi ha sdegnosamente rimandato al mittente ogni richiesta di aprire i suoi archivi su quanto accaduto sui cieli italiani in quella fatale serata. Da ieri non è però più così.
Che cosa è successo? Perché questa “improvvisa” apertura a collaborare all’accertamento della verità sulla scomparsa del DC9 dell’Itavia? È accaduto che Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron si sono messi d’accordo sulla necessità di chiudere questa ferita (nascosta ma presente) nei rapporti tra Roma e Parigi, con tutta la sua coda di mai sopiti sospetti. Si tratta di un fatto a suo modo paradossale perché una svolta così importante avviene proprio quando i rapporti tra Italia e Francia sembravano precipitati al loro minimo storico. In realtà, al di là delle varie polemiche politiche che sono scoppiate in questi ultimi anni, le diplomazie dei due Paesi non hanno mai smesso di lavorare a una ricucitura.
Il ghiaccio è stato formalmente rotto il 26 giugno scorso (vigilia della ricorrenza) ad Antibes, in Francia, durante l’ultimo bilaterale tra la premier italiana e il presidente transalpino. «In occasione del vertice intergovernativo -ricostruisce sul “Corriere” Simone Canettieri– la presidente del Consiglio, in contatto con il senatore del Pd Walter Verini, ha chiesto la disponibilità dell’Eliseo a desecretare gli atti sulla strage del DC9 a cui Parigi si era sempre opposta. Il giorno dopo il bilaterale, Meloni ha chiamato la presidente dell’associazione dei familiari delle vittime di Ustica, Daria Bonfietti, e Verini per far presente loro di aver recapitato il messaggio, restato riservato fino a ieri. Giorno del sì della Francia». Dunque si è trattato anche di un lavoro di squadra bipartisan, oltre che di un notevole risultato politico. Significativo in proposito quanto dichiarato da Bonfietti: «Ho sempre detto che, se non ci riesce la magistratura, può farcela solo la politica. Nel momento in cui il governo si è mosso si vedono risultati».
Ma che cosa dovrebbe arrivare dalla Francia? Documenti del ministero della Difesa che potrebbero fare riferimento alle passate rogatorie della Procura di Roma. Inoltre le autorità francesi si dicono disponibili ad assecondare ulteriori richieste che arrivassero dall’Italia sul caso. Ne sapremo di più nei prossimo mesi.
Fin dalle inchieste svolte a suo tempo da Andrea Purgatori, è nato il sospetto che il DC9 fosse stato colpito accidentalmente dal missile sparato da un jet della Nato durante una battaglia che si svolse nei cieli di Ustica tra aerei dell’Alleanza atlantica e Mig libici.
Di qui i depistaggi e la congiura del silenzio al fine di evitare che questa sconvolgente verità venisse a galla in anni peraltro attraversati da forti tensioni internazionali.
«Sappiamo già -dice ancora Bonfietti- che ci fu una guerra aerea quella notte. Vogliamo i nomi di chi ha sparato e chi volevano colpire. Lo scrivono anche i pm nella richiesta di archiviazione: c’erano molti aerei di diversi Paesi nei cieli italiani, ma il missile era francese o americano? Sarebbe una grande prova di lealtà e dignità se qualcuno nell’Aeronautica italiana volesse anche spiegare chi sapeva e ha coperto, ma finora non è successo. I generali hanno sempre sostenuto che ci fu un cedimento strutturale dell’aereo».
Il tentativo di sviare le indagini merita di essere raccontato a parte perché riporta a un’ulteriore, amara verità: quella della sovranità limitata dell’Italia nella seconda metà del secolo scorso. Una verità che non è mai stata spiegata agli italiani in 80 anni di storia.



